«Io, infermiere che lotta contro il Coronavirus, mi sento fortunato»

Lo sfogo di Massimo affidato a Facebook: «Amo il mio lavoro e, se possibile, ora ancora di più. Perchè mi fa incrociare sguardi nuovi e sentire altre storie. E mi fa diventare figlio, fratello e amico»

«Nonostante tutto mi sento fortunato. Alla faccia delle limitazioni, delle lontananze forzate e del periodo nefasto. Alla faccia di questo maledetto virus. Mi sento fortunato perchè sto bene, non devo stare solo a casa e posso essere, più o meno, quello di prima». Inizia così il post Facebook di Massimo Donà, infermiere che lavora presso l’Ulss 8 Berica. Un lavoro che ama con tutte le sue forze e che fa con passione come si può percepire continuano a leggere le sue parole.

«Mi sento fortunano perchè posso continuare ad uscire per andare al lavoro. Quel lavoro che mangiava vita a suon di turni e che ora è meno sazio poichè ruba giorni comunque vuoti. Quel lavoro scelto nell’inconsapevolezza della gioventù ma che risceglierei oggi. Quel lavoro che amo, se possibile, adesso ancora di più. Adesso che la vicinanza ha riscoperto il suo valore, che si fa prezioso un breve contatto, adesso che il paziente è ancora più solo di prima e, più di prima, elemosina una parola di conforto, una battuta, una carezza. Magari con voci ovattate da una mascherina o con mani celate da un guanto, ma comunque semplici gesti capaci di fare miracoli. Perfino di farmi diventare figlio, amico, fratello. Sono fortunato perchè posso ancora incrociare nuovi sguardi, ascoltare altre storie, confrontarmi con i colleghi. Posso ancora afferrare quella mano tesa, provare a consolare, gettare un piccolo salvagente nel mare mosso della disperazione. Sono fortunato e, in fondo, lo sono sempre stato, prima di tutto questo, ora e anche dopo, quando tutti torneranno a dimenticarsi di noi. E sarà così! Ma ci sarà sempre qualcuno per cui invece, in quel momento, sarò indispensabile. Quindi può capitare che sia spaventato, oppure stanco e nervoso, a volte scoraggiato e incazzato, ma è tutto ben nascosto dietro il solito sorriso perchè, nonostante tutto, mi sento fortunato».