Coronavirus: si scommette su vaccino anti-tubercolosi, studi in corso

Roma, 7 apr. (Adnkronos Salute) – Un vaccino sviluppato cento anni fa per combattere il flagello della tubercolosi in Europa viene ora testato contro il nuovo coronavirus da parte di scienziati australiani che puntano a trovare un modo rapido per proteggere gli operatori sanitari. A riportare la notizia, che rimbalza sulla stampa internazionale, è il ‘New York Times’.
Il vaccino Bcg (Bacillus Calmette-Guerin) è ancora ampiamente utilizzato nei Paesi in via di sviluppo, dove gli scienziati hanno scoperto sembra fare di più che prevenire la tubercolosi: previene le morti infantili per una varietà di cause e riduce drasticamente l’incidenza delle infezioni respiratorie. Questo vaccino sembra “addestrare” il sistema immunitario a riconoscere e reagire a una varietà di infezioni da virus, batteri e parassiti, affermano gli esperti. Vi sono ancora poche prove del fatto che il vaccino possa attenuare l’infezione da coronavirus, ma una serie di studi clinici potrebbe rispondere alla domanda in pochi mesi. “E’ un’ipotesi che sta circolando, ma al momento è tutta da discutere e le basi sono deboli”, afferma all’Adnkronos Salute il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco.
Pochi giorni fa gli scienziati di Melbourne, in Australia, hanno iniziato a somministrare il vaccino o un placebo a migliaia di medici, infermieri, terapisti respiratori e altri operatori sanitari, in quello che sarebbe uno dei primi studi randomizzati e controllati volti a testare l’efficacia di questo vecchio vaccino contro il coronavirus. “Nessuno sta dicendo che questa sia una panacea”, ha detto Nigel Curtis, ricercatore dell’University of Melbourne and Murdoch Children’s Research Institute, che ha pianificato il trial. “Quello che vogliamo fare è ridurre il lasso di tempo in cui un operatore sanitario infetto non sta bene, in modo che possa tornare più velocemente al lavoro”.
Una sperimentazione clinica su 1.000 operatori sanitari è iniziata 10 giorni fa nei Paesi Bassi, ha affermato Mihai G. Netea, specialista del Radboud University Medical Center di Nijmegen. Ottocento operatori sanitari si sono già registrati (la metà dei partecipanti riceverà un placebo). Mentre Denise Faustman, immunobiologa presso il Massachusetts General Hospital, sta cercando finanziamenti per avviare una sperimentazione clinica del vaccino sugli operatori sanitari a Boston. I risultati preliminari potrebbero essere disponibili in appena quattro mesi. Insomma, gli studi stanno partendo, “ma le basi sono deboli”, conclude Preglisco, senza nascondere le sue perplessità.

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