«Cause legali, speculatori in agguato: Regione Veneto difenda medici e infermieri»

Guarda (centrosinistra): «Zaia istituisca un fondo». Per il post-emergenza «lo sforzo di ospedali e territori, soprattutto rurali, andrà ricompensato». E lancia un appello: «Zaia e la Lanzarin ci coinvolgano, ecco le nostre proposte»

In Consiglio regionale veneto il lavoro continua, sia pur in streaming. «Si cerca di affrontare le questioni “ordinarie”, dall’attesissimo Piano regionale trasporti alla sempre rimandata legge per il sostegno della famiglia, ma l’impatto sociale del coronavirus e le enormi difficoltà negli ospedali e nel mondo del lavoro necessitano di un supporto costante», ci dice Cristina Guarda, vicentina di Lonigo, consigliere del gruppo “Civica per il Veneto”, all’opposizione di Luca Zaia nel campo del centrosinistra. Superlavoro, insomma, per i componenti del “parlamento” del Veneto. Una regione che non ha visto collassare la sua sanità come in Lombardia. Secondo la Guarda, le ragioni sono quattro: «Anzitutto il numero inferiore di casi positivi, specialmente i più gravi che hanno bisogno del ricovero in terapia intensiva. Poi la gravissima mancata chiusura di Brescia e Bergamo, dove non c’è stato quel contenimento immediato attivato nel Loridgiano e a Vo’ nel Padovano». La terza motivazione riguarda il presidio dei medici di famiglia: «La loro presenza attiva nel territorio ha permesso di gestire moltissimi casi con adeguato tempismo. Cosa diversa in Lombardia, dove il servizio sanitario “di prossimità” alle famiglie non ha funzionato». Quarto, l’azione di esperti «verso i quali Zaia e il direttore generale del sistema sanitario regionale, Domenico Mantoan, hanno un debito non indifferente, dopo la mossa sicuramentre sbagliata da parte di questi ultimi di aver fermato per “motivi di bilancio” l’iniziativa dell’azienda ospedalieria di Padova di sottoporre a tampone coloro che rientravano dalla Cina già a inizio febbraio».

Gli inizi dell’emergenza sono stati mal gestiti, secondo la consigliera di centrosinistra: «Sì è sottovalutato il contagio per non innescare l’allarme, da parte di tutte le istituzioni, e infatti il personale ospedaliero e i medici di base lamentano la mancata protezione. Riguardo il Veneto, ricordo ancora quando il collega Claudio Sinigaglia del Pd, ancora nel mese di gennaio, sollecitò l’assessore alla sanità Manuela Lanzarin a condividere quali strategie avessero cominciato a definire in caso l’emergenza arrivasse in Italia o in Veneto. L’assenza di risposta è purtroppo indicativa. Mancavano non solo tute ma anche camici impermeabili, visiere o anche solo copricalzari, senza parlare delle mascherine, già all’inizio in numero insufficiente sia negli ospedali Hub che negli ospedali di periferia. Poi il ritardo nell’indagine con tampone non solo dello stato di salute del personale, ma anche di quello dei pazienti in entrata negli ospedali, o quelli trasferiti da un reparto od ospedale all’altro. Una condizione che poteva essere evitata in tre modi: tamponi ai pazienti in entrata, isolamento o, cosa ancora più importante, la sospensione immediata dell’attività programmata e non urgente degli ospedali. Una proposta che avanzai proprio i primi giorni dell’emergenza e sollecitata dai medici stessi, presa in considerazione solo a buoi già scappati».

Oltre all’ambito sanitario, di esclusiva competenza regionale, l’ente di Palazzo Ferro Fini può agire anche sul fronte sociale ed economico, sia pur in misura più limitata: «Stiamo discutendo la prima variazione di Bilancio per il 2020, atto in cui vengono stanziati milioni per alcune iniziative che, per me e molti colleghi di minoranza, potrebbero essere rimandate perché non urgenti: l’occasione è quella giusta per definire una strategia politica ed economica. Siamo in attesa, fiduciosi, delle modifiche promesse dalla giunta». Altre Regioni si stanno già avviando verso ipotesi di sostegno al reddito sulla scia delle misure nazionali. «Fra le varie proposte – spiega la Guarda – abbiamo chiesto con urgenza la previsione di un fondo per le famiglie che devono pagare servizi pubblici, convenzionati o privati di natura sociale, sia che siano oggi erogati, sia sospesi. Molte famiglie subiscono le conseguenze dello stop con anche zero entrate, ma come si fa a pagare 3000 euro al mese per l’assistenza di un anziano non autosufficiente? O cosa diciamo di giovani coppie con a carico 600 euro al mese di retta per il nido? O ancora, perchè non una sospensione del pagamento delle tasse regionali, bollo auto in primis, che la Regione vuole rimandare solo di qualche misera settimana, a fine maggio?». Senza dimenticare, sottolinea, «contribuire con un apposito fondo al costo delle assicurazioni amministrative, civili e penali degli operatori sanitari esposti a rischi legali». Sotto questo profilo, «la situazione è grave: ci sono sempre più società speculative che stanno indegnamente promuovendo campagne di reclutamento di familiari o pazienti, per ricorrere contro medici ed infermieri. Molti di loro sono stati chiamati nei reparti Covid pur senza avere specifica formazione o specialità, magari dopo un corso di solo 8 ore, e senza copertura assicurativa adeguata all’emergenza, nonostante sia stata pagata a caro prezzo».

Guarda non teme di passare per chi fa polemica nel momento di difficoltà generale: «La collaborazione anche per me è necessaria e per questo non abbiamo mai mancarono termini di proposte e sollecitazioni. Ma la collaborazione non può essere a senso unico: abbiamo sofferto molto, come opposizione, l’assenza di condivisione di dati e aggiornamenti, molti dei quali li recepiamo attraverso il dialogo con le parti sociali o leggendo le testate giornalistiche. Oggi per fortuna l’assessore alla sanità ci fornisce qualche dato in più e, sulla scia di questa apertura, rilanciamo la richiesta di compartecipare ai tavoli riguardante la gestione attuale e futura». L’esponente dell’opposizione è critica, in particolare, con la tendenza all’annuncite del governatore leghista: «Personalmente ho condiviso parecchie proposte e esperienze di imprese e cittadini, questi ultimi messi a dura prova dagli annunci fatti dal presidente prima di avere in mano la reale opportunità di realizzarli: ad esempio lo slogan “tamponi a tappeto”, “per strada” o “fuori dal supermercato”. Lei non sa quanti cittadini mi han scritto di essere andati in cerca di queste equipe promesse dalla Regione durante le dirette, perché da settimane in attesa di tampone…».

Per il futuro, la Guarda distingue due fasi: «Una riferita ai prossimi mesi di emergenza Coronavirus, l’altra per il dopo Coronavirus. Siccome non siamo in grado di affermare per quanto ancora gli ospedali Covid dovranno essere riservati a questo scopo, è urgente anzitutto rispondere all’esigenza delle centinaia di migliaia di veneti che, vivendo in aree rurali distanti anche 60 km dal primo ospedale hub, si ritrovano già ora privi di servizi d’emergenza e ospedalieri per acuti adeguati al loro territorio, penso in primis a quello dell’Alto Vicentino e del Basso Padovano. “Non si muore solo di Coronavirus”: questo il messaggio a cui la politica regionale deve rispondere, con una strategia che ho promosso con una lettera a Zaia e alla Lanzarin ormai più di dieci giorni fa. Le poche ambulanze auto-medicalizzate previste dalla Regione nella rete di gestione delle emergenze non bastano a gestire comunità così complesse in territori così ampi e rurali. I pazienti gravi, ad esempio vittime di incidenti o di ictus, devono essere adeguatamente stabilizzati per poter raggiungere l’ospedale hub di riferimento o quello sostitutivo. Se con gradualità si ritenesse opportuna la riattivazione di alcune attività programmate, anche ambulatoriali, è importante mantenere separati i percorsi di cura ed i servizi una volta forniti dagli ospedali Covid, con bacini di utenza di anche 200 mila abitanti, non possono essere sospesi per tempi lunghi». Reazione finora? «Silenzio-assenso, spero. Ma non credo». Per il post-emergenza, invece, «lo sforzo fatto dalle strutture ospedaliere ed i territori più esposti dovrà essere adeguatamente ricompensato. Noi cittadini delle aree rurali stiamo acquisendo crediti importanti verso questa maggioranza che, negli anni, ha impoverito sempre di più i servizi di determinate aree periferiche rispetto ad altri territori elettoralmente più interessanti». Si attendono risposte.