«Ai poliziotti non sono stati ancora fatti abbastanza tamponi»

Il sindacato Fsp in Veneto: «Potrebbero esserci in strada agenti positivi asintomatici». La proposta: «Con le multe ai trasgressori del divieto di circolazione finanziamo le terapie intensive»

Ha già scritto una lettera al governatore del Veneto, Luca Zaia, e successivamente ai questori: «tamponi subito, non ci devono essere dubbi o perdite di tempo: la salute dei poliziotti deve vincere sulla burocrazia». Ma sono passate due settimane e Mauro Armelao, segretario generale veneto FSP Polizia di Stato, operatore della polizia scientifica, conferma che non è cambiato nulla. «Niente tamponi ai poliziotti» si lamenta. «E non pretendiamo che vengano fatti a tutti, ma lo chiediamo per i colleghi che sono andati in contatto con positivi in famiglia o nel lavoro. Zaia aveva parlato di tamponi on the road, fuori dai supermercati. E va bene. Ma prima, come è stato per il personale sanitario, diamo priorità anche alle forze dell’ordine che sono impegnate in prima fila fuori nei controlli esterni. Faccio un esempio: un collega con la moglie positiva. A lei è stato fatto il tampone, a lui no. Adesso si trova in quarantena ma prima di andarci potrebbe avere contagiato qualcuno e poi, passati i 14 giorni prima di rientrare al lavoro, glielo faranno il tampone?».

«Attenzione ai secondi contatti»

Casi positivi tra i poliziotti sono già emersi: alla Polfer di Portogruaro, alla stradale di Vittorio Veneto, al compartimento di polizia postale di Venezia, alla questura di Belluno e di Venezia. «Ma il tampone è stato fatto solo perchè avevano sintomi, febbre, tosse. E a loro, non ai colleghi» spiega Armelao. «Potenzialmente potrebbero esserci in strada degli agenti asintomatici. E non lo sappiamo. Certo chi è di servizio fuori ha guanti e mascherine, quindi di fatto non contagia la persona che viene fermata. Ma non sono sicuri al 100% perchè la mascherina chirurgica serve perchè tu non possa infettare un altro. Ma non sono le Ffp3, che vengono date ai medici delle terapie intensive. Le persone è vero le tieni a distanza ma se uno tossisce davanti al poliziotto? Se non ci sono sintomi ripeto non viene sottoposto a tampone. Che invece andrebbe fatto subito anche a te se hai un collega che è venuto a contatto con un positivo, perchè sei il secondo contatto. Invece non accade. Chiaro se facciamo il tampone a tutti e si trova il 70% di asintomatici tocca chiudere le questure ma con qualche controllo in più, anzichè 1000 tamponi ne fai 500, cominci a contenere la situazione. Per fortuna comunque abbiamo le protezione, mascherine e guanti, prima non avevamo nemmeno queste».

Paura del contagio

Per gli agenti in servizio resta comunque alta la preoccupazione di essere contagiato. Il sindacalista sottolinea che arrivano chiamate ogni giorno: «Hanno paura di prendere il virus e portarlo in famiglia. Noi però come sindacato possiamo solo dire di andare a lavorare e stare sempre molto attenti, anche quando si sale in macchina. Nelle auto civili o di rappresentanza e comunque quando possibile, volanti escluse che hanno il separatore, si mettono uno davanti e uno seduto dietro. E gli diciamo di predisporre relazioni e richieste ai dirigenti sulla necessità di mascherine, materiali, gel, occhiali di protezione». Armelao illustra la nuova organizzazione messa in piedi per assicurare tutte le precauzioni possibili: «Abbiamo creato due squadre di lavoro negli uffici, in turno per 12 ore, operative a giorni alterni, così se dovesse esserci un infetto il controllo e il rischio sarà per il 50%, non per tutti. Abbiamo rivisto gli orari, cercando di limitare al massimo la presenza contemporanea di agenti, alcuni sono a casa a smaltire le ferie. Abbiamo apprezzato moltissimo però che la nostra amministrazione, dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero, abbia reso disponibili per i colleghi che vengono da lontano delle stanze nelle caserme per la quarantena in caso siano positivi e che gli vengano garantiti pranzo e cena. Sono nelle camerate, seguiti dai nostri medici. Qualcuno degli agenti in servizio tra l’altro si è reso disponibile a sottoporsi al test col prelievo di sangue per verificare se ha sviluppato gli anticorpi».

Multe da destinare agli ospedali

Fra le proposte presentate dalla FSP c’è la richiesta di destinare i proventi delle sanzioni amministrative al potenziamento delle terapie intensive e di adottare alcune pratiche, applicate nella pandemia, che potrebbero essere utili anche dopo: «Questa esperienza ha portato a vedere in modo diverso anche la possibilità di organizzare il lavoro. Per esempio con le riunioni in videoconferenza che potrebbero continuare. Penso anche alle assemblee sindacali, adesso su piattaforma video senza far spostare gli agenti. O il lavoro in smart working che è già stato concesso a qualche collega che lavora in segreteria per esempio. Potrebbe restare valido anche dopo, per il personale femminile durante la maternità per il part-time durante l’allattamento».