Imam e buddhisti: «Salvini vuole riaprire chiese? Noi preghiamo a casa»

«L’intenzione del leader della Lega è buona ma la salute delle persone viene prima di tutto»

Jamal Ezzine, imam della moschea di Cosenza presidente del Centro culturale islamico, spiega come la comunità musulmana cosentina stia gestendo l’emergenza coronavirus. «Nella nostra moschea, come in tutte quelle del resto d’Italia, abbiamo seguito i decreti in vigore per ridurre i contagi da Covid-19. Abbiamo sospeso tutte le attività del centro islamico in città e nella provincia di Cosenza. Ognuno prega a casa sua. Tra 15 giorni inizierà il Ramadan, che è il periodo in cui le moschee sono sempre aperte, se la situazione è questa però resteranno chiuse. Nella nostra fede se una forza maggiore impedisce ai fedeli di recarsi nel proprio luogo di culto a fare la preghiera, la ricompensa divina non viene meno perché quello che conta sono le intenzioni. Non è per noi necessario aprire le moschee. Sulla proposta di Salvini di riaprire le chiese a Pasqua saranno i fratelli ed amici cristiani cattolici ad esprimersi e valutare come agire».

Filippo Scianna, presidente dell’Unione Buddhista Italiana boccia invece la proposta del leader della Lega: «L’intenzione è buona ma la salute delle persone viene prima di tutto. Sarebbe una buona cosa consentire ai cattolici di pregare in un contesto più consono come una chiesa ma in questo momento, vista l’emergenza coronavirus e le misure rigorose applicate non credo sia il caso. Pasqua cade proprio nel pieno dell’emergenza e penso che si debba chiedere il sacrificio ai cattolici di pregare in casa. Tra l’altro – conclude – credo che attenersi alle disposizioni attuali sia anche molto in linea con il credo cristiano, perché frequentare luoghi pubblici in questo momento potrebbe essere un pericolo per gli altri e in particolare per le fasce deboli».

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