Fase 2, la più rischiosa

Dalla settimana prossima si dovrebbe passare alla seconda tappa del processo di controllo dell’epidemia. Molto più delicata della prima

Non sono un virologo né un infettivologo, lo sottolineo a costo di dire ovvietà per premettere che le righe che seguiranno non pretendono di apparire autorevoli. Anzi, a dire il vero esse non hanno proprio alcuna pretesa, salvo una: quella di esortare alla prudenza. Sono infatti i giorni, questi, nei quali sulla bocca di tutti c’è una cosa soltanto: la Fase 2, quella della «convivenza con il virus». I bene informati affermano che tra giovedì e venerdì dovrebbe essere varato il Dpcm che entrerà in vigore il 14 aprile. Esso dovrebbe stabilire una l’ulteriore proroga dei divieti ma con un parziale allentamento della stretta; inaugurando così la Fase 2, appunto.

Si tratterà di un passaggio – di qui il senso di questo breve scritto – di estrema delicatezza. Per tante ragioni. In primo luogo perché, se come Paese non adotteremo tutte le precauzioni, vanificheremo i sacrifici finora sostenuti e gli effetti del lockdown, i cui benefici (in termini di migliaia di vite umane salvate) sono chiarissimi, salvo che non si voglia smentire non il sottoscritto ma l’Imperial College di Londra (cfr. AA.VV. (2020) Estimating the number of infections and the impact of nonpharmaceutical interventions on COVID-19 in 11 European countries). Un secondo motivo per cui è doveroso essere prudenti riguarda il rischio di una seconda ondata, che ai tempi della Spagnola fu molto più letale della prima.

Una terza ottima ragione, collegata alla precedenti, per cui la Fase 2 andrà vissuta con rigore (leggi: sì mascherine, occhio agli assembramenti) riguarda il fatto che, se essa fallirà, si sarà costretti a tornare indietro, con ulteriori e stavolta tombali sacrifici per milioni di italiani. Tutto questo per dire, molto semplicemente, se una volta che abbandoneremo la Fase 1 non ci sarà proprio nulla da festeggiare né alcunché per cui ritenersi al sicuro dal contagio, ma solo tantissimo cui prestare attenzione. Perché, non fosse ancora chiaro, non ne va soltanto di una strategia sanitaria; ne va del futuro di un Paese e della sua possibilità, della nostra possibilità di raggiungere la Fase 3, quella cioè di un reale ritorno alla normalità. Quella vera, per quanto possibile.

(ph: Imagoeconomica)