Zaia, ripensaci: in autunno votare si può. Con un click

Il voto elettronico permetterebbe di ovviare al rischio di alimentare il virus. E sarebbe una piccola rivoluzione di buona politica

Non siamo ancora usciti dall’emergenza e già si ricomincia a parlare di elezioni regionali nel Veneto e in vari Comuni, oltre che del referendum. Questo è normale e non dimentichiamo che il processo democratico è essenziale tanto quanto la ripresa delle attività produttive. Il presidente in carica, Luca Zaia, ha rigettato l’ipotesi, avanzata in ambienti governativi, di spostare le elezioni in autunno. Rimandare le elezioni è a prima vista una decisione equilibrata e saggia, poiché si spera che con l’estate il Covid-19 sia scomparso e, nonostante alcune precauzioni continueremo prenderle, saremo tornati a una vita normale. Ma Zaia manda a dire che non se ne parla nemmeno. Votare in autunno, sostiene, sarebbe pericoloso sia a causa delle condizioni climatiche che costituiscono un ambiente in cui il virus si trova a suo agio; sia per una possibile recrudescenza del virus o di una sua nuova mutazione. E un vaccino specifico per l’autunno di quest’anno è certo che non sarà disponibile.

I malpensanti subito ipotizzano che il presidente voglia capitalizzare il consenso ottenuto nella gestione dell’emergenza. In effetti, il Veneto ha reagito in modo più efficace di altre Regioni e il presidente ne è uscito, almeno finora, come un buon amministratore. Naturalmente deve ringraziare – e l’ha fatto – tutta la società veneta che s’è comportata in modo quasi esemplare. Zaia non aveva certo bisogno di aumentare un consenso già cospicuo, ma il coronavirus è stato un suo involontario ulteriore alleato. Bisogna dare atto anche al senso di responsabilità dell’opposizione che non ha sollevato polemiche pretestuose cercando di capitalizzare sulle difficoltà che una situazione drammatica e inedita ha creato. La cosa più sciocca in questo momento è pensare “a chi giova?” votare a luglio o a ottobre. Ragioniamo invece in termini di correttezza istituzionale.

Votare a luglio – anche a fine luglio o agosto – potrebbe essere un’ipotesi da prendere in considerazione. Probabilmente ci saranno meno persone in vacanza del solito visto che si dovrà recuperare il tempo perduto e alcune limitazioni alla mobilità locale e internazionale saranno verosimilmente ancora in vigore. Certo però, con tutto quello che è successo, non si può pensare che la campagna elettorale potrà seguire lo schema consueto e quindi le elezioni sarebbero in parte falsate. Non sarebbero garantite le normali condizioni di informazione e dibattito e questo effettivamente darebbe un indebito vantaggio a chi è già al governo. Zaia non ne ha alcun bisogno e sarebbe sciocco da parte sua che la proposta di un voto estivo nasca dall’opportunismo. Il presidente del Veneto non ha torto a paventare i rischi per la salute di un voto in autunno, soprattutto se inoltrato.

Esiste una terza soluzione che non sarebbe altro che una conseguenza della pandemia e l’espressione della resilienza della nostra società. Entro l’autunno – che ricordiamo finisce il 21 dicembre – c’è tutto il tempo necessario per realizzare le condizioni per il voto elettronico da casa. Se ci si comincia subito ad organizzarsi. Non è necessario che tutti vi aderiscano e qualche seggio lo si potrà ancora tenere aperto per i più refrattari alla tecnologia, ma la democrazia informatica avrebbe la possibilità di decollare. L’investimento in tecnologie di comunicazione consente lo sviluppo di imprese che potranno utilizzare il know-how elaborato in altri campi per rilanciare un’economia stagnante e vecchia com’è diventata quella veneta.

Se il presidente e i veneti che rappresenta avranno coraggio, votare telematicamente in autunno costituirebbe un esempio probante di buona politica e di resilienza sociale, quello che una volta si chiamava “il fare di necessità virtù”.

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