Blocco imprese, l’esperto Tonato: «Chiudere bilanci senza pesanti perdite è possibile»

Il presidente di Endevo: «Le società, vista la situazione eccezionale, dovranno adottare criteri diversi»

In una fase estremamente critica quale quella legata all’emergenza sanitaria Covid-19 le aziende si ritrovano a dover fronteggiare una situazione senza precedenti. Come possono le società evitare che i bilanci dell’esercizio in corso subiscano gli effetti drastici del fermo che ha paralizzato gran parte dell’imprenditoria? A questa domanda risponde Benedetto Tonato, presidente di Endevo, nuova società di consulenza aziendale con sede a Vicenza: «È evidente che attualmente le imprese sostengono costi ed oneri ai quali non si possono contrapporre i relativi ricavi a causa del blocco della produzione e della relativa attività di vendita. Come previsto dalla legge – prosegue il commercialista – “il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell’esercizio”. A supporto, si può richiamare il basilare principio della competenza economica e quello discendente della correlazione costi–ricavi: i costi devono essere correlati con i ricavi dell’esercizio. Fatte queste premesse, il fenomeno che stiamo subendo è senza dubbio di natura eccezionale».

L’obbligo di deroga

A questo proposito Tonato spiega: «Con la riforma del 1991 (D. Lgs. 127/91) relativamente all’art. 2423 c.c. vi è stato il passaggio dalle “speciali ragioni” di deroga ai criteri di valutazione, ai “casi eccezionali” (art. 2423, comma 5 c.c.). Questo passaggio ha così sostituito i limiti massimi di valutazione – della precedente legislazione – con dei veri e propri criteri di valutazione che, in presenza di casi eccezionali, fanno superare gli ordinari criteri di valutazione con altri e diversi criteri. Questa deroga è, nell’attuale formulazione della norma, un obbligo in quanto è stabilito che quando i criteri di valutazione sono “incompatibili con la rappresentazione veritiera e corretta” esiste un vero e proprio obbligo di deroga».

Criteri inadeguati, data l’emergenza

Secondo il presidente di Endevo «stante l’eccezionalità della situazione, che coinvolge una gran parte del mondo economico, si deve ritenere che gli ordinari criteri di valutazione non sono adeguati a rappresentare in maniera veritiera e corretta i fatti gestione: si dovrà allora obbligatoriamente adottare criteri diversi, criteri che non vengono utilizzati negli esercizi “normali”. Si potrebbero – incalza Tonato – capitalizzare quei costi ed oneri iscrivendoli nelle immobilizzazioni immateriali  e ripartire dette immobilizzazioni in un arco temporale di 3-5 esercizi, a seconda del prevedibile recupero dell’ordinarietà nella gestione aziendale. Capitalizzare un costo significa che questo non è un componente negativo del reddito dell’esercizio in cui ha avuto la manifestazione numeraria ma, attraverso il suo rinvio ai successivi esercizi, considerarlo un elemento attivo del capitale di funzionamento».

Salvare i bilanci è possibile

Quanto sinora riportato, secondo l’esperto «permetterà di non chiudere i bilanci con pesanti perdite, evitando tutte le conseguenze del caso, inclusa la necessità di ricapitalizzare le società». Ovviamente, specifica Tonato, saranno necessari i controlli da parte degli organi e delle figure competenti al fine di evitare «l’eventuale abuso delle attività di sospensione e capitalizzazione sommariamente descritte». Redigerlo in tal modo quindi, conclude il consulente, «implica che il bilancio va nella direzione opposta a quella delle “politiche di bilancio”, bandite dall’ordinamento, in quanto quella esposta è volta a dare un quadro fedele della situazione contabile aziendale, restituendone una rappresentazione veritiera e corretta. I risultati di bilancio sono il frutto della gestione riferita al periodo di riferimento ma devono anche essere visti in relazione a come gli amministratori pianificano la gestione futura, dagli sviluppi che questa gestione prevedibile avrà».

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