«Da Roma non è arrivato un euro, a Treviso 45% attività rischia di chiudere»

Il sindaco Conte è preoccupato e chiede al governo di fare in fretta: «Avevano garantito erogazioni entro Pasqua ma non ci saranno. Siamo in ginocchio»

«Dopo più di un mese fra attività chiuse, artigiani con le serrande abbassate e operai in cassa integrazione, da Roma non è arrivato un euro, se non per i buoni alimentari». Così il sindaco di Treviso Mario Conte, che ha commentato sospensioni, intoppi e rinvii nell’erogazione, fra gli altri, dei bonus per le partite Iva, fra le categorie più colpite dalle conseguenze dell’emergenza Coronavirus.

«E non solo. Sto ricevendo numerose telefonate, mail e messaggi privati sui social da imprenditori, artigiani e professionisti seriamente preoccupati, direi anche disperati. Il tessuto produttivo di Treviso è in ginocchio e l’Amministrazione, per quanto possa organizzarsi per dare una mano liberando le risorse dell’avanzo di bilancio, può dare le briciole. Qui rischia di chiudere non il 30-35% ma il 45% delle attività. Piccoli e medi imprenditori con filiere produttive bloccate faranno fatica a rialzarsi, con tutte le conseguenze che ciò può comportare per dipendenti e operai».

«È passato troppo tempo, qui sta saltando il banco», tuona Conte. «Sono veramente preoccupato per l’intera comunità trevigiana: bilanci aziendali, familiari e casse comunali presentano situazioni critiche. Se le cifre roboanti promesse dal Governo non arrivano nelle tasche della nostra gente esploderà una bomba sociale. Mi sembra che qui si stia solo pensando a prestare soldi e non di immettere liquidità nelle tasche di chi ha bisogno».

Da qui la richiesta del primo cittadino: «Chiedo al Governo di fare in fretta: avevano garantito le erogazioni entro Pasqua ma, salvo sorprese, non arriveranno. Inoltre, mancano ancora all’appello i soldi della cassa integrazione. Da oggi ogni giorno di chiusura pesa come un macigno. La gente non può più attendere e sopportare rinvii e temporeggiamenti».