Il pronto soccorso all’economia c’è: le fondazioni bancarie. Vero, Cariverona?

L’urgenza della crisi da pandemia richiese provvedimenti immediatamente efficaci. E non per tutto si è obbligati ad aspettare l’Europa…

Il Mantra da Pandemia è «nulla sarà più come prima». E noi, anche se non ci crediamo nemmeno un po’ (certamente per l’Italia), un po’ lo speriamo sinceramente, perché ce ne sarebbe veramente bisogno. Tutti abbiamo toccato con mano quante cose sbagliate stavamo facendo, quante brutte abitudini avevamo preso per buone e per normali. Di sicuro, una fra le tante pessime consuetudini che meriterebbe di essere cambiata, anche senza il Coronavirus, riguarda i comportamenti e l’organizzazione delle Fondazioni bancarie, in realtà meri centri di potere senza controlli pubblici, e non certo istituzioni a capitale pubblico, finalizzate a interventi di sussidiarietà verso i territori di riferimento, come previsto statutariamente. E il fatto che le Fondazioni bancarie, con i loro centinaia di miliardi di euro di patrimonio, dovrebbero essere gestite in modo radicalmente differente, lo sa certamente anche Vittorio Colao con i suoi superesperti, eppure non è il caso di farsi molte illusioni (molto più facile dire che la Merkel è cattiva).

Infatti, proprio mentre ci rendevamo drammaticamente conto di aver sottofinanziato la ricerca scientifica, mentre capivamo con la nostra pelle che la sanità – dappertutto – era stata creata con grande dispendio di denaro pubblico, mentre era affatto impreparata ad affrontare situazioni di emergenza; mentre prendevamo atto che gli ospedali non erano sufficienti, i medici erano pochi, indegnamente sottopagati e mal attrezzati, quando invece mancava tutto, dai respiratori alle mascherine (e a tutto questo siamo riusciti a far fronte solo con il sacrificio personale degli addetti e dei molti volontari oltre che il, sostegno della società civile a incominciare dagli Alpini), mentre accadeva tutto questo, imperterrita la Fondazione Cariverona, ad esempio, continuava a fare i propri affari.

Proprio mentre covava il Coronavirus – nella logica della sequela di decisioni prese senza alcun contatto con il territorio – all’insegna di “The Times the’re a Changing”, Cariverona (in foto, il presidente Alessandro Mazzucco) decideva di vendere gran parte del proprio capitale azionario collocato su Cattolica Assicurazioni, passando dal 3,4 % allo 1,09%, continuando la logica del “piccolo finanziere”, come si trattasse di Viale dei Giardini e non del denaro di tutti. E,in aggiunta, nell’intento di una malintesa profittabilità del suo capitale – colpevolmente spostato dal predecessore su una quantità inverosimile di beni immobiliari – si batteva e insisteva per il perfezionamento del cosiddetto piano Folin, mirante a sfruttare commercialmente molti palazzi storici del centro di Verona, a coronamento, peraltro, di un processo che viene da lontano, di separazione tra la cultura, l’arte e molti edifici antichi della città. Il tutto mentre, ovviamente, i costi generali della Fondazione restavano intatti, in particolare gli emolumenti di presidenza, dirigenti e amministratori. Insomma, c’è da credere che nulla possa far perdere le cattive abitudini a Cariverona se non una sveglia generale, un provvedimento erga omnes dello Stato sulle Fondazioni bancarie (che anche altrove non si comportano diversamente, come è stato ben documentato anche in un recente libro).

Così, se è evidente che nei prossimi mesi dovremo trovare centinaia di miliardi di euro per far fronte alla crisi economica, alcuni “ingenui” hanno pensato – giustamente – che un contributo locale (non chiesto all’Europa) potrebbe venire da capitali nostrani, male o impropriamente utilizzati, quali appunto sono quelli delle Fondazioni bancarie. E si è avanzata l’idea un intervento legislativo per spingerle a tornare a un’autentica azione di sostegno al territorio, sospendendo tutti in finanziamenti non necessari e indirizzando, d’intesa con le istituzioni pubbliche, tutte le risorse disponibili per rimediare alle conseguenze economiche della pandemia, magari con particolare attenzione alle carenze in campo culturale e turistico, settori di stretta pertinenza delle Fondazioni e particolarmente colpiti nelle attuali circostanze.

In tal modo si darebbe un senso alla provvidenziale, anche se un po’ pelosa decisione degli istituti bancari di anticipare l’erogazione dei dividendi alle fondazioni altrimenti indisponibili. Ovviamente questo intervento dovrebbe includere una preliminare riduzione radicale delle retribuzioni dei vertici delle Fondazioni (l’idea potrebbe essere quella di portarle immediatamente al livello delle attuali retribuzioni del personale medico ospedaliero). Insomma, come spesso capita il cambiamento possibile ed efficace rischia di essere qualcosa di molto semplice e realizzabile in tempi molto brevi. Ma proprio per questo – Colao o non Colao – molto lontano da venire. A meno che questa volta la gente non decida di farsi sentire. Rumorosamente.

(ph: facebook Cariverona)