Fase 2? Von der Leyen frena: «Non è ancora tempo per riaprire»

Il presidente della commissione Ue: «Serve calo della diffusione, riserva di posti di terapia intensiva e test su larga scala». E sugli aiuti economici: «Lavoriamo a investimenti per trilioni, serve nuovo piano Marshall»

Mentre il governatore del Veneto, Luca Zaia, spinge verso la fase 2 ovvero una riapertura, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, frena durante la presentazione di oggi del documento preparato da Commissione e Consiglio europeo per la ripartenza dopo la paralisi da coronavirus. La parola d’ordine è gradualità. «Le linee guida per allentare le restrizioni introdotte a seguito del Covid-19 non è un segnale per togliere oggi le misure di contenimento, ma per fornire una cornice alle decisioni degli Stati membri. In generale raccomandiamo un approccio graduale. Ogni azione deve essere continuamente monitorata. Prima di riaprire la diffusione deve calare. Per la ripartenza serve una riserva dei posti di terapia intensiva e test su larga scala», ha precisato.

«Il commercio ha rallentato enormemente ovunque nel mondo. I governi usano tutti i mezzi disponibili per rafforzare i sistemi sanitari e sostenere le aziende e i lavoratori indipendenti. Tutto questo ha un costo gigantesco. Le azioni prese finora rappresentano nell’Ue quasi tremila miliardi di euro, e altre misure arriveranno, come dimostra risultato dell’Eurogruppo della settimana scorsa. Lavoriamo a investimenti per trilioni, non miliardi – ha detto von der Leyen -. L’Europa ha bisogno di un nuovo piano Marshall. Avremo bisogno di ingenti investimenti pubblici e privati, per ricostruire l’economia e creare nuovi posti di lavoro. La chiave di questo è un nuovo, potente bilancio pluriennale dell’Ue. Il prossimo bilancio Ue dovrà distinguersi dagli altri, perché dovrà dare la risposta europea alla crisi del coronavirus».

Il presidente del consiglio europeo, Charles Michel, prendendo la parola ha aggiunto: «La strategia europea per la ripresa deve avere come priorità la riparazione del mercato unico europeo e lo sviluppo di un’imponente strategia d’investimento. Il mercato unico è un bene comune Ue, è il cuore pulsante dello sviluppo europeo e della capacità di coesione sociale. E’ stato danneggiato e colpito dalle decisioni prese. Le priorità del digitale ed il green deal possono essere il pilastro della ripresa economica europea. Al prossimo Consiglio europeo si cercherà di fare un po’ più chiarezza sulle cifre dell’impatto economico della crisi, perché non sono ancora stabili».