«L’epidemia che colpisce 500 mila veneti da mezzo secolo: i Pfas»

Guarda (CpV e Coordinamento Veneto2020): «L’ultima notizia è che quella specie di Mose idraulico che dovrebbe bloccare i veleni non funziona. Se solo Zaia mettesse un millesimo dell’impegno e delle risorse impiegate per il Coronavirus…»

«C’è un’epidemia in Veneto che riguarda ormai mezzo milione di residenti veneti e che fa ammalare i giovanissimi, con disfunzioni anche gravissime alla fertilità e fa esplodere nell’età matura l’incidenza del colesterolo. Si chiama Pfas e continua a ripercuotersi su di noi ora e nei prossimi anni, non solo per le ovvie responsabilità di imprenditori senza scrupoli, ma anche perchè la Regione Veneto ha latitato nei controlli e nelle richieste». A dirlo la consigliera regionale Cristina Guarda (Civica per il Veneto e Coordinamento Veneto 2020).

«L’ultima notizia arrivata qualche giorno fa ha dell’incredibile: quella specie di “Mose idraulico” messo in piedi per bloccare il più possibile la propagazione dei veleni in falda dall’ex Miteni non funziona, e nessuno all’Arpav sa dire da quanto. Per noi tutti che da anni battagliamo per la nostra terra è la beffa che si aggiunge al danno, ossia gli ormai 7 anni che aspettiamo non solo il blocco totale della contaminazione, ma anche il progetto di Bonifica».

«Chiediamo a Luca Zaia ed alla sua Giunta di mettere un millesimo dell’impegno e delle risorse impiegate in queste settimane per il Coronavirus, destinandole a questa emergenza già emersa con tutta la sua prepotenza nelle vite di centinaia di migliaia di famiglie. E chiediamo di guardare al cantiere per la messa in sicurezza operativa e per la tanto attesa e mai progettata Bonifica della ex Miteni, con la stessa attenzione con cui sbircia preoccupato al cronoprogramma della Pedemontana. Perché è intollerabile che la Ici 3, “mamma” di Miteni, comunichi che le restrizioni dovute al Coronavirus blocchino l’attività di messa in sicurezza operativa: come è possibile che politicamente si accettino anche questi inutili ritardi? Non è forse una attività essenziale prevenire contaminazioni?».