Turismo, leghisti veneti contro governo che nega crisi. Ma anche Zaia minimizza

I parlamentari se la prendono con Franceschini che ha bocciato i loro emendamenti. Ma il presidente del Veneto nel punto stampa di oggi ha detto: «Non fasciamoci la testa, non credo sarà un disastro: solo il 7% delle disdette»

«L’industria turistica veneta è la prima d’Italia, con 18 miliardi di fatturato e 70 milioni di presenze ma ora è in ginocchio a causa dell’effetto della pandemia ed il governo giallorosso ha negato il riconoscimento dello stato di crisi». Queste le parole dei parlamentari veneti della Lega che attaccano il ministro Dario Franceschini che «ha liquidato le nostre richieste prima in Senato bocciando gli emendamenti presentati ed ora negando l’attivazione della crisi sostenendo che se lo concede a un comparto, dovrebbe riconoscerlo anche a tutti gli altri».

Durante la conferenza stampa di oggi però, il presidente del Veneto leghista Luca Zaia si era espresso così in merito: «Non fasciamoci la testa, io non credo che sarà un disastro. Gli albergatori di Jesolo ci dicono che i turisti tedeschi che hanno già prenotato, sia nei campeggi che negli alberghi, hanno dato disdette per il 7%: molto poco».

I parlamentari leghisti continuano: «Quanto detto da Franceschini è intollerabile, uno schiaffo per tutte le imprese del turismo, gli albergatori, i ristoratori, le agenzie di viaggio, i tour operator che più volte hanno chiesto al governo interventi mirati di supporto e che non meritano l’elemosina di questa maggioranza. La Lega farà battaglia – promettono -: ripresenteremo alla Camera il nostro pacchetto di emendamenti per consentire al settore turistico di risollevarsi e salvare posti di lavoro di decine di migliaia di stagionali. Il ministro Franceschini si vergogni e faccia immediatamente un passo indietro accogliendo le nostre proposte».

(ph: imagoeconomica)

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