Pericolo contagi sugli autobus, l’allarme dal sindacato: «Ogni azienda pubblica fa a modo suo»

La situazione in Veneto secondo la Cgil: «Venezia la più penalizzata, a Vicenza orario festivo ma gli utenti ci sono eccome». L’appello a Zaia e Conte: «Servono risorse urgenti»

Linee e corse ridotte nell’emergenza Coronavirus. Risorse di supporto che mancano. E ora che ripartono fabbriche e stabilimenti la necessità di ripristinare i servizi. Il trasporto pubblico in Veneto è in sofferenza, e i sindacati di categoria lo dicono con forza da giorni, chiedendo all’assessore regionale Elisa De Berti l’istituzione di una “cabina di regia” per affrontate le problematiche del settore che a Venezia, ma non solo, vedi Belluno e altre province, cominciano ad essere pesanti. «Ma finora non si è mosso niente» dicono le organizzazioni sindacali.

«Venezia la più penalizzata»

«Sul trasporto su gomma da anni la Regione Veneto è l’unica in Italia a non mettere un euro in più nel proprio bilancio, da aggiungere ai trasferimenti statali. Ma adesso è necessario che anche il Veneto faccia la sua parte». A parlare è Valter Novembrini, segretario regionale e di Venezia della Filt Cgil. Il quadro è allarmante: «Vicenza, Verona e Padova hanno tagliato le linee a causa dell’emergenza e alla diminuzione degli utenti. Ora però che molte attività stanno ripartendo dovranno riavviare il servizio. Il problema sono i mancati introiti da marzo in poi: non avendo utenza non hanno incassato soldi dalla vendita dei biglietti. A Venezia invece la difficoltà raddoppia, sia per ATVO che per ACTV. Perchè da un lato una grande fetta di finanziamento derivava dal traffico turistico che non c’è; dall’altro dalla ripartizione dei fondi, che da Roma arrivano alla Regione Veneto, e che dal 2013 penalizza queste aree: siccome hanno i turisti, rispetto alle altre province, lo stanziamento era inferiore in partenza». C’è il problema del sovraffollamento dei mezzi, che può essere causa di contagi: Venezia nel trasporto pubblico ha subito un taglio importante, è operativo solo al 48% il servizio e così non si riesce a rispondere alla domanda. E’ chiaro che quando parte l’economia deve ripartire anche il servizio pubblico. La risposta non può essere quella che ha dato il sindaco di Venezia Brugnaro ai veneziani: utilizzate la macchina. Ma come si fa a dire a cittadini utenti che hanno pagato l’abbonamento annuale prendete l’auto? Non merita nemmeno un commento». Sulla sicurezza di autisti, lavoratori e utenti Novembrini bacchetta anche le aziende del trasporto pubblico: «Ognuna decide per i fatti propri senza condividere con chi ne ha la responsabilità, come previsto dal protocollo firmato dalle organizzazioni sindacali e dal governo, i processi sulla quantità dei servizi, su come si eroga, come si mantengono le distanze tra gli utenti, come devono lavorare gli autisti, cosa fare quando un autobus ha raggiunto con 30 persone il limite di capienza. Le aziende decidono tutto loro e male. Ma si può lasciare un autista da solo a dover dire alla gente: non potete salire perchè siamo già al limite?».

Servono risorse da governo e Regione

Le organizzazioni sindacali di categoria hanno incontrato l’assessore regionale ai trasporti Elisa De Berti. Novembrini spiega che «serve una cabina di regia con la partecipazione delle amministrazioni comunali, di Regione e governo, delle parti sociali. Abbiamo chiesto all’assessore regionale di farsi parte attiva con Roma, non solo che le risorse Stato-Regione vengano ripartite con anticipo ma che venga previsto un ulteriore stanziamento per la ripartenza. E sarà necessario che il Veneto, che non lo ha mai fatto, metta una quota e che anche i Comuni ci mettano del proprio. La quantità di linee e di chilometri dovranno essere esattamente quelli che c’erano prima. Perchè se gli utenti nei mezzi devono mantenere le distanze, e quindi la capienza all’interno dei bus è limitata, è chiaro che non si può ridurre il servizio». Aggiunge Maria Cristina Marzola, segretario Filt Cgil di Vicenza: «Il trasporto viene gestito da un fondo nazionale con risorse assegnate alle regioni e che da lì vengono distribuite alle aziende che gestiscono il servizio pubblico. Per il Veneto i fondi da Roma coprono il 44-45% dei costi e le risorse mancanti sono assicurate dalla vendita dei biglietti. A marzo però gli utenti sono stati pochissimi. Vero che le aziende hanno risparmiato qualcosa di costi fissi, come il carburante, ma il personale è stato pagato comunque e ha lavorato mettendo anche a rischio la propria salute. Per questo serve un ulteriore stanziamento. Per affrontare situazioni diverse: Belluno e Rovigo hanno una frammentazione nel territorio molto vasta mentre Venezia è in crisi per la mancanza del turismo. Ogni azienda ha una situazione differente, servono risposte e risorse».

A Vicenza orario festivo estivo

A Vicenza è in funzione il servizio di trasporto pubblico con orario festivo estivo: «Come se fossimo in periodo di vacanze, quando c’è una bassissima presenza di lavoratori in città» dice Marzola. «Ma non è così. Adesso con la ripresa del lavoro si presenta il problema del ripristino delle corse: se i mezzi pubblici non potranno essere riempiti come prima e quindi il distanziamento sociale che viene adottato comporterà una capienza inferiore a quella abituale o si fanno più corse o le persone saranno costrette ad utilizzare mezzi propri. Questo però significherebbe rimettere nelle città una quantità di traffico che è insostenibile sia dal punto di vista ambientale e che di costo per cittadini-lavoratori già penalizzati da stipendi ridotti con le casse integrazioni. E’ una contraddizione tra la necessità da una parte e la disponibilità dall’altra. In SVT (servizio di trasporto provinciale, ndr) abbiamo attivato il comitato previsto dal controllo nazionale, una commissione paritetica azienda e organizzazioni sindacali che valuta l’applicazione delle misure di sicurezza. Di certo c’è la necessità a rimettere in moto il servizio pubblico con una gestione territoriale: non possono essere gli autisti a dover informare le sale operative che servono corse e linee in più. Anzi, il personale va ringraziato perchè comunque è a contatto con la gente e svolge un lavoro anche rischioso».

(ph Shutterstock)