Energia, online nuovo numero newsletter Gme

Roma, 16 apr.(Adnkronos) – E’ online, scaricabile dal sito , il nuovo numero della newsletter del Gestore dei Mercati Energetici (Gme). La newsletter si apre con un intervento di Mattia Santori del Rie sul processo di decarbonizzazione in atto dopo il varo del Green Deal europeo. “Sono bastati tre mesi esatti perché il Green Deal di matrice europea trovasse sulla propria strada un pessimo compagno: il coronavirus”, ha sottolineato il ricercatore del Rie evidenziando che nel momento in cui la Commissione Ue ha cominciato al lavorare alla European Climate Law “non poteva sapere che dopo soli 90 giorni la neutralità carbonica – o addirittura il decoupling tra crescita e utilizzo delle risorse – non sarebbero più potute essere le priorità dell’agenda politica e che gli oltre mille miliardi messi sul piatto sarebbero sembrati inopportuni di fronte alla più grave e drammatica crisi sanitaria ed economica mai affrontata dall’eurozona dal Dopoguerra”.
Ma se a un primo sguardo la presenza del Covid-19 può sembrare in contrasto con il piano di transizione europeo, “vi sono tre chiavi di lettura che portano a riflettere su quella che in molti si sono affrettati a etichettare come una convivenza impossibile – ha osservato Santori -. In primo luogo vi è il fattore tempo. Poiché la Commissione europea il 4 marzo, anticipando a sua insaputa l’arrivo della pandemia, ha presentato la proposta della prima legge europea sul clima, l’European Climate Law, al Parlamento e al Consiglio europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni”.
In secondo luogo “vi sono i primi dati sulla qualità dell’aria, ed in particolare sul biossido di azoto (NO2) che tra gli inquinanti dell’aria, è quello che più rapidamente risponde alle variazioni delle emissioni e viene prodotto da tutti i processi di combustione, compresi quelli derivanti dal traffico veicolare”. Mentre per quanto sia ancora presto per stabilire con certezza “il calo delle emissioni totali e delle polveri sottili (PM10), le prime evidenze sul diossido di carbonio (CO2) anticipano i dati osservati per la Cina con una riduzione delle sue emissioni del 25% rispetto allo stesso periodo del 2019”.
Infine, la terza chiave di lettura è legata al futuro. “Se infatti la situazione attuale ci consegna uno scenario ambientale difficilmente replicabile in una situazione di normalità, con un traffico veicolare e aereo ridotto all’osso e un sostanziale blocco della produzione industriale, dall’altra parte questo preclude l’avvio di una grande fase di ricostruzione, che si potrebbe associare ad un ripensamento dei modelli economici, energetici ed industriali”, ha ammesso l’analista del Rie ricordando come il comparto energetico giochi, in questo ambito, un ruolo determinante, dal momento che la produzione e il consumo di energia contano per oltre il 75% delle emissioni totali dell’Unione.
Il tasto dolente, semmai, ha chiarito ancora Santori, riguarda il portafoglio visto che nel complesso si tratta di mobilitare almeno mille miliardi di euro nei prossimi dieci anni: “Enzo Di Giulio in un recente articolo su RiEnergia si è cimentato in un banale calcolo: considerando che la Ue rappresenta poco più del 20% del PIL mondiale (circa 80 trilioni di dollari) e assumendo che lo sforzo sia proporzionale alla ricchezza prodotta, la Ue dovrebbe spendere circa 7 trilioni di euro: sette volte i mille miliardi messi sul piatto ad oggi”.
Insomma, “il terreno fertile per chi vuole avanzare delle perplessità non manca – ha evidenziato il ricercatore del Rie -. La prima ad essere realista a onore del vero è la stessa Commissione europea che, oltre a non tacere l’audacia degli obiettivi proposti, prepara i propri cittadini a quello che sarà uno sforzo collettivo non distante da quello che gli viene richiesto nella lotta contro il coronavirus. Lo fa nel momento in cui lascia il 40% del lavoro ai privati, alla tecnologia e agli stili di vita. Lo fa quando ammette che servono 25 anni – una generazione intera – per trasformare un settore industriale lungo tutta la sua filiera. Lo fa quando afferma che il tempo è poco e bisogna cominciare il prima possibile. Lo fa quando, nel pieno rispetto delle tempistiche annunciate, il 4 marzo 2020 pubblica la proposta al Parlamento e al Consiglio europeo per la definizione della prima legge europea sul clima. Lo fa lanciando un mastodontico percorso di consultazioni che prende il nome di European Climate Pact e che garantirà l’espressività della prossima legge sul clima. E forse questa è la peggiore notizia di tutte. Poiché una volta finito il lavoro all’interno delle istituzioni – ha concluso Santori – comincerà il nostro”.
All’interno del nuovo numero sono pubblicati, inoltre, i consueti commenti tecnici, relativi i mercati e le borse elettriche ed ambientali nazionali ed europee, la sezione dedicata all’analisi degli andamenti del mercato del gas italiano e la sezione di analisi sugli andamenti in Europa, che approfondisce le tendenze sui principali mercati europei delle commodities. La nuova pubblicazione Gme riporta, inoltre, come ormai è consuetudine, i dati di sintesi del mercato elettrico per il mese di marzo 2020.