Regionali, Lorenzoni: «Votare a luglio non rispetta i diritti dei veneti»

Il candidato presidente che sfiderà Zaia: «In piena crisi sanitaria non è il momento di pensare alle elezioni ma lui insiste. Non è vera democrazia»

Sembra che il governo stia valutando di far tenere le elezioni la seconda settimana di luglio. Il movimento Il Veneto che vogliamo non si dice sorpreso e imputa questa eventualità come un cedimento «alle pressioni delle Regioni che devono andare al voto».

Il candidato presidente Arturo Lorenzoni commenta: «Se fosse confermata la data delle elezioni per il 12 luglio speriamo che questo non mortifichi la partecipazione. La finestra dal 12/7 al 26/10 è molto ampia e auspico che la si usi con rispetto dei meccanismi democratici. In ogni caso noi stiamo lavorando da tempo per farci trovare pronti. L’interlocuzione con le forze che compongono la coalizione è molto positiva. Il periodo che stiamo vivendo cambierà molto il modo di fare campagna elettorale, ma soprattutto modificherà le priorità, le esigenze e lo sguardo stesso di molti veneti. Sanità, scuola, diritti, welfare, export, sviluppo, ambiente, giovani: tutti ambiti che hanno bisogno di una strategia precisa e che chi ci governa ha dimostrato di non avere».

«L’avevamo detto: non è il momento di pensare alle elezioni – affermano Giorgio De Zen e Elena Ostanel, portavoce de Il Veneto che vogliamo -. Invece Zaia continua a investire il suo tempo su questo tema anziché dare risposte alle preoccupazioni dei veneti. Ore spese a far pressione al Governo che ora pare cedere alle richieste dei presidenti di Regione. Un’apprensione che evidenzia un puro calcolo politico elettorale mentre siamo in piena crisi sanitaria per far fruttare il facile consenso dettato dall’aver avuto piena visibilità nella gestione dell’emergenza. É un atteggiamento che non rispetta i Veneti e il loro diritto a partecipare alla competizione elettorale in un contesto di normalità. Pensate solo che non ci si potrà incontrare né fare assemblee. È questa la partecipazione democratica che anche Zaia aveva detto che doveva essere garantita?».

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