«Zaia non ha meriti e orienta le sue scelte sulla direzione del vento»

Il candidato governatore di centrosinistra Lorenzoni: «Su riapertura necessario ascoltare la scienza ed erogare subito risorse economiche che integri quelle del governo. In Emilia stanziati centinaia di milioni di euro. In Veneto quanti?»

Il candidato del centrosinistra alle prossime regionali, Arturo Lorenzoni, predica prudenza in questa fase nella quale una fetta consistente dell’opinione pubblica sta spingendo per una pressoché totale “riapertura”. «Oggi – spiega – in molti stanno spingendo, comprensibilmente, per un immediato ritorno alla normalità preoccupati, come siamo tutti, per la tenuta del sistema economico e produttivo. Mi auguro che il presidente Zaia, così attento alle opinioni della “piazza”, adotti un atteggiamento prudente e non si faccia prendere dalla smania di voler essere il più popolare a tutti i costi».

«Purtroppo – continua il candidato del centrosinistra – già nelle settimane passate abbiamo assistito a degli scivoloni dettati, appunto, da questo voler seguire il vento. Ricordo che quando il Governo rese zona rossa, a buona ragione, le province di Padova, Venezia e Treviso, Zaia, spinto appunto da una certa opinione pubblica, dichiarò che la misura era irricevibile. Poi comprese che i veneti erano, in maggioranza, spaventati dal dilagare del virus e si eresse a primo baluardo contro il virus annunciando tamponi per mappare gli asintomatici agli incroci delle strade e alle code dei supermercati. Un’immagine, questa, che per molti commentatori non veneti è reale».

«Lo stesso – aggiunge Lorenzoni – si può dire sugli schermi protettivi distribuiti nei vari comuni: in poche ore sono passati dall’essere “una grande soluzione made in Veneto per proteggerci dal Covid” a “sono comunque meglio di niente”. Anche sul cosiddetto “lockdown soft“: evidentemente un titolo a effetto visto che, nel testo dell’ordinanza, non si riscontra alcun tipo di alleggerimento. Soltanto una modifica: le gambe si possono sgranchire nei pressi di casa e non entro i 200 metri. E dire che quando il Governo utilizzò la stessa formula fu Zaia a criticarlo sostenendo che, senza un ordine di grandezza preciso, da qui l’introduzione appunto dei 200 metri, sarebbe stato il caos. Oggi, che tutti hanno voglia di fare una corsetta più lunga, perché stanchi dopo 40 giorni di distanziamento, ecco scomparire la distanza. Insomma: la direzione del vento è quella che si cerca di sfruttare a costo di costruire una realtà virtuale come quando ha detto che era consentito recarsi agli ecocentri che, però, nella stragrande maggioranza del Veneto sono chiusi e che in queste ore si stanno attrezzando per riaprire in tutta fretta».

«Dobbiamo dircelo in modo chiaro: l’emergenza veneta l’hanno affrontata i medici, tutto il personale sanitario e il mondo scientifico e accademico. La politica non ha particolari meriti, anzi ha il demerito di non aver sostenuto a sufficienza, nel corso degli anni passati, questo eccezionale sistema. In questo senso – spiega Lorenzoni – è importante affidarsi alla sanità e alla scienza anche per programmare al meglio la riapertura senza cercare di mettersi a favore di vento».

«Vorrei lanciare – conclude Lorenzoni – un ulteriore appello al Presidente Zaia: la riapertura, oltre che di solide indicazioni scientifiche, ha bisogno di ampio sostegno economico che integri quello che proviene dal Governo. La Regione Emilia Romagna ha già stanziato, per questo e senza contare l’aspetto sanitario, centinaia di milioni di euro: credo che il Veneto, che sta decidendo in queste ore, debba fare lo stesso. Altrimenti si potrà riaprire, ma certamente non si riparte. Su questo Zaia può realmente incidere e da quella cifra capiremo la sua capacità reale, e non quella del sistema sanitario, di affrontare questa emergenza».

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