Miteni, “Mamme No Pfas”: «Subito bonifica integrale»

«Erano le 18:32 del Venerdì Santo e, mentre 8 milioni di spettatori attendevano la diretta della Via Crucis di Papa Francesco, in questo delicato periodo in cui tutta la nostra attenzione è concentrata sul Covid-19, Arpav rompeva l’uovo di Pasqua in anticipo e ne usciva un Comunicato Stampa con il quale informava di controlli effettuati presso il sito Miteni e “interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria ai pozzi ripristinando la funzionalità di alcuni che erano in avaria”. Inizia così il comunicato dell’associazione “Mamme No Pfas” che da anni segue la vicenda  dell’inquinamento da Pfas nel territorio veneto.

«Deduciamo che i pozzi in avaria siano fra quelli utilizzati come barriera idraulica, ma non capiamo da quanto tempo fossero fuori uso e non sappiamo come e con quale frequenza si siano svolti i controlli prima della verifica del 20 marzo scorso durante la quale «si è proceduto anche al campionamento per il monitoraggio di alcuni pozzi. Quel che capiamo benissimo è che la barriera idraulica non è una “messa in sicurezza” affidabile e, per quanto sia stata implementata nel tempo non ha mai funzionato a dovere».

«In merito alle azioni che permettono di progettare la bonifica – prosegue la nota – ci piacerebbe sapere al più presto e in maniera chiara:1) quale percentuale di superficie del sito Miteni è stata caratterizzata dal 2013 ad oggi, (non il numero dei carotaggi fatti rispetto a quelli preventivati, perché sappiamo che lungo l’argine del Poscola ne sono stati fatti più del previsto); 2) quanti carotaggi sono stati eseguiti sotto agli impianti/capannoni (un anno fa era stato fatto un solo carotaggio sotto agli stessi).

«Si continua a parlare di pozzi e barriera ma non si parla più di carotaggi e caratterizzazione passaggi fondamentali affinchè si arrivi quanto prima alla bonifica integrale del sito. Il D.L. 152/2006 stabilisce che:- essendo state superate le “concentrazioni soglia di rischio” è scattata la procedura d’urgenza per la messa in sicurezza;- la bonifica deve realizzarsi alla cessazione dell’attività;- deve essere fatta da chi ha causato la contaminazione. «Qualora i soggetti responsabili della contaminazione non provvedano direttamente agli adempimenti (…) non siano individuabili e non provvedano né il proprietario del sito né altri soggetti interessati» (art. 250), Comune, Provincia e Regione sono obbligati a farsene carico».

«Le istituzioni dimostrino di essere davvero competenti. La Regione Veneto dimostri di voler tutelare realmente la salute dei suoi cittadini operando subito la bonifica – conclude la nota -. Questo è il momento giusto per le istituzioni di esercitare la propria azione con fermezza e senza indugi».

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