Zaia e i governatori leghisti non seguano Salvini

L’autonomia che chiedono le Regioni del Nord si veda fin da subito sull’emergenza Covid-19: riaprire tutto sembra più una mossa politica contro il governo

Finora non sono mai intervenuto nel giudicare il comportamento dei Presidenti di Regione e del Governo per quanto concerne l’emergenza COVID-19. Non mi sembrava eticamente corretto considerato che la situazione è drammatica e tutti senz’altro si stanno sforzando di agire nel modo migliore possibile. Se commettono sbagli, è dovuto a sfortuna più che a imperizia. In ogni caso agiscono per il bene comune con generosità e per questo vanno apprezzati.

La situazione ora è meno drammatica, ma non siamo affatto fuori pericolo. I Presidenti di Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, tutti appartenenti alla Lega, hanno operato con l’autonomia che le leggi consentono loro e senza alcuna subordinazione al loro partito. Hanno evitato attentamente di entrare nelle polemiche politiche del loro leader. Si sono limitati a qualche dissenso con il governo basato sulla rivendicazione di competenze e specifiche decisioni piuttosto che alla dialettica tra maggioranza e opposizione. Nel linguaggio talora hanno dimostrato i loro valori e principi di base discriminatori per i quali sono stati criticati, com’è naturale che sia. Tra questi il presidente del Veneto Zaia il quale ha dovuto scusarsi per essere scivolato su una buccia di banana accusando i cinesi di inciviltà e mancanza di norme igieniche. D’altra parte, si può essere attenti alla comunicazione e a quel che si dice, ma prima o poi quel che si pensa davvero viene fuori. Non gliene abbiamo fatto una colpa grave, perché non lo era (grave) e soprattutto perché non era il momento di mettere in dubbio la sua autorevolezza.

Oggi però, troppo presto rispetto a una situazione ancora critica, all’unisono i Presidenti leghisti sollecitano l’apertura delle fabbriche e la fine del lockdown. Questo sembra un atto politico per il fatto che i Presidenti leghisti hanno parlato insieme e con lo stesso linguaggio. Alla faccia dell’autonomia, non solo e non tanto delle Regioni, ma di loro stessi che hanno dimostrato di essere prima di tutto membri di un partito nazional-sovranista e solo in secondo luogo i rappresentanti dei territori che vorrebbero governare. Spero di essere smentito, ma la sollecitazione ad anticipare i tempi dell’apertura delle attività ha un contenuto politico di critica al governo e sembra suggerito da Salvini.

La Lega – non sempre i suoi presidenti, e meno che meno Zaia, che amministrano territori sensibili alla tutela della salute – ci ha abituato a sminuire i rischi ambientali e per la salute. Usa un linguaggio semplificato e gigionesco piuttosto che dimostrare prudenza e rispetto per gli altri, siano questi gli immigrati, altri Paesi o l’Ilva, la Tav, l’ambiente in genere. E questo atteggiamento s’intravvede nelle dichiarazioni dei presidenti leghisti che oggi sottovalutano i pericoli di una troppo repentina riapertura di alcune attività e fabbriche.

È normale e persino doveroso che i rappresentanti degli industriali e delle altre categorie economiche spingano per l’alleggerimento dei vincoli. Proprio per questo, il presidente di una Regione autonoma (anche dai partiti nazionali) deve sapere resistere a queste pur legittime pressioni e non incoraggiarle al solo scopo di approfittarne per andare contro al governo. La responsabilità del rappresentante dei cittadini del Veneto sta prima di tutto nel tutelare la salute e dovrebbe avere il coraggio di dire che meglio un giorno in più di chiusura che una ripresa del contagio che avrebbe effetti devastanti anche sull’economia.

Ora, a Zaia si può chiedere di amministrare con normale buonsenso. Ha dimostrato di esserne all’altezza anche con i suoi tentennamenti e inversioni di rotta, talora persino opportuni. Meno apprezzabile è quando fa lo scaricabarile sul governo quando si trova in imbarazzo sulle aperture che imputa solo ai DPCM; anche questo diamolo per “umanamente comprensibile”. Ma pretendere che prenda una posizione politica e si dimostri autonomo da Salvini è chiedere l’impossibile? Se non lo farà per assecondare obiettivi politici nazionali, il Veneto tutto e lo stesso Zaia rischiano di vanificare il buono che fin qui hanno fatto e che abbiamo più volte riconosciuto. Solo per obbedienza al leader di un partito nazionale. Speriamo di essere smentiti.

(ph: Imagoeconomica)