M5S Veneto: «Se emergenza Covid è gestita come quella dei Pfas…»

I consiglieri regionali Brusco e Baldin: «Avrebbero dovuto ricercare la presenza in falda del Genx prima del 2018: così si sarebbe potuto limitare l’inquinamento in falda»

«Pur comprendendo che in questo momento l’emergenza Coronavirus è prioritaria, tuttavia non possiamo non denunciare un fatto che in modo altrettanto grave minaccia la salute dei cittadini veneti: la Regione del Veneto è stata colpevolmente inerte per molti anni nel dare mandato ad Arpav di ricercare la presenza di un nuovo inquinante, il Genx, potenzialmente cancerogeno, nelle acque sotterranee in zone limitrofe al sito della ditta Miteni. Se l’Agenzia regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto avesse effettuato i rilievi prima del 2018, la ditta vicentina avrebbe potuto essere chiusa subito e l’inquinamento della falda circoscritto con più efficacia». La denuncia è dei consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Manuel Brusco ed Erika Baldin, anche a nome dei colleghi a palazzo Ferro Fini e assieme a Sonia Perenzoni ed Enrico Cappelletti, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta oggi pomeriggio in forma telematica.

«La nostra denuncia si basa su documenti ufficiali – premettono gli esponenti M5S – già a marzo 2013, Miteni aveva chiesto alla Regione Veneto l’autorizzazione a sintetizzare una nuova sostanza, il Genx, un tensioattivo che sostituisce il Pfas; nel luglio 2014, la Regione aveva rilasciato l’autorizzazione e, successivamente, anche il trasporto transfrontaliero dall’Olanda di rifiuti pericolosi. Ma solo nel 2018, dopo una missiva del ministero dell’Ambiente olandese, in cui si prospettava il rischio della presenza dell’inquinante nelle acque sotterranee vicino al sito della Miteni, la Regione ha rotto gli indugi incaricando Arpav dei rilievi; indagini che poi hanno accertato la presenza del composto nelle acque del Vicentino. Perché si sono persi tanti anni? Perché la Regione Veneto, da una parte ha rilasciato le autorizzazioni, dall’altra non ha controllato? Possibile che la mano destra non sappia quello che fa la sinistra?».

«Qualcosa evidentemente non ha funzionato in seno all’amministrazione regionale – rilevano i consiglieri – E’ dal 2014 che siamo stati lasciati soli nel combattere la battaglia contro i Pfas: abbiamo presentato interrogazioni, richieste di accesso agli atti, denunce, esposti in Procura, ci hanno pure minacciato di procurato allarme… e questo nonostante l’azione delle “Mamme No Pfas” e la crescente preoccupazione palesata dai residenti in zona rossa. A questo punto, ci chiediamo se la Regione abbia rilasciato autorizzazioni anche per il trattamento di altri inquinanti, senza aver poi esercitato i dovuti controlli: stiamo indagando e presto i nostri esperti sapranno fare luce sulla questione. Se la Regione non ha saputo controllare nei modi e nei tempi dovuti la presenza di inquinanti potenzialmente molto pericolosi per la salute dei propri cittadini allora forse qualche dubbio legittimo ci sovviene pure sulla corretta gestione dell’emergenza Covid – 19: siamo così sicuri che tutto sia stato fatto a regola d’arte?».

«E chiediamo che le barriere idrauliche, costituite da uno o più pozzi a valle dello stabilimento vicentino, tornino operative al 100 percento: rappresentano il contenimento più efficace per assorbire e arginare gli inquinanti – conclude Manuel Brusco – Arpav ha rilevato che le barriere non hanno funzionato per un certo periodo; si tratta di quegli stessi pozzi che in passato hanno sversato rifiuti tossici in falda. Ora devono riprendere quanto prima i lavori di bonifica delle falde sotterranee alla Miteni, come peraltro previsto dalla Conferenza dei Servizi: per noi è inaccettabile che siano fermi i cantieri per bonificare quei terreni, mentre a pochi chilometri di distanza sono in pieno svolgimento i lavori per completare la Superstrada Pedemontana. L’ambiente e la salute delle persone non possono essere considerati meno importanti delle infrastrutture».

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