Vò due mesi dopo, il sindaco: «Come ne siamo usciti e cosa si può imparare»

Il primo cittadino Martini ripercorre tutto quello che è successo: dalla morte del primo italiano per Covid-19 alla dichiarazione di zona rossa. Fino ai tamponi all’intera popolazione, caso ancora unico a livello mondiale

 Un’immaginaria linea segna il confine tra l’area Berica e l’area Euganea, al di là di questa linea uno dei comuni che incontriamo è proprio , erroneamente chiamato Vo Euganeo. Proprio questo comune che ha una popolazione di circa 3300 abitanti ha avuto, verso la fine del mese di febbraio, il triste primato di essere il comune di residenza della prima vittima con Covid-19 in Italia. Vò, una cittadina che molti di noi conoscono bene, una zona di lavoro e di fatica una terra di vigneti e di agriturismi, trattorie, ristoranti, dove si possono assaporare i valori tipici del luogo. Una cittadina come le nostre dove però il 21 febbraio tutto è cambiato a causa di questo virus, un virus che sta modificando le nostre vite e le nostre abitudini.

Chiediamo al dott. Giuliano Martini Sindaco di Vò e farmacista del paese, di raccontarci cos’è accaduto a Vò, dal momento che gli è stata comunicata la notizia che due dei suoi concittadini erano affetti da Covid-19?
Contattato dal prof. Scibetta (Direttore Generale dell’Azienda Ulss 6 Euganea, apprendevo che da una ricerca condotta sui vari pazienti ricoverati, era stato trovato il virus Covid-19 in due persone provenienti da Vò. In qualità di operatore sanitario compresi fin da subito la gravità della situazione e mi attivai subito per mettere in atto le disposizioni sanitarie previste in questi casi. Allertai immediatamente gli assessori e i consiglieri comunali, disponendo le prime regole necessarie. Venne subito attivato un centro operativo comunale al fine di rispondere alle richieste dei cittadini e coordinarci con le autorità competenti. Abbiamo quindi allertato il personale comunale, la protezione civile e le associazioni di volontariato quale il gruppo Alpini Teolo-Vò, chiedendo di essere pronti ad intervenire a favore del paese.

La dichiarazione della zona rossa, cos’ha comportato e come hanno reagito i cittadini?
Dopo aver disposto la chiusura delle scuole, dei pubblici esercizi e dei vari luoghi pubblici, abbiamo organizzato tutte le attività necessarie all’attuazione delle disposizioni. La creazione di un cordone sanitario era necessaria e la dichiarazione della zona rossa, anche se traumatica, è servita per delimitare il contagio. Il vantaggio di poter delimitare un’area che comprendeva solo 3.300 abitanti, diventava un’occasione per poter studiare meglio il Virus, motivo per il quale ho subito condiviso la possibilità di effettuare il tampone a tutti gli abitanti. La dichiarazione di zona rossa ha comportato una vera e propria dogana con 10 varchi chiusi e necessità di autorizzazioni e documenti per far entrare od uscire qualsiasi tipo di merce che doveva transitare da quei varchi. I volontari che non finirò mai di ringraziare hanno messo a disposizione delle forze dell’ordine 10 gabinetti da campo, transenne, luci da cantiere e quanto altro fosse necessario, creando un servizio ed un contatto continuo con i militari che presidiavano i varchi. Il centro operativo creato nel municipio ha dovuto coordinare il tutto e rispondere alle centinaia di telefonate dei cittadini che chiedevano spiegazioni, chiarimenti e consigli. Le farmacie sono diventate unità operative sanitarie, unico punto di collante e di servizio per la risposta a tutte le domande di carattere sanitario, ricordo che nei primi giorni, fino a quando non sono arrivati dei sostituti, i medici di famiglia erano in quarantena e non veniva di conseguenza svolto il lavoro di informazione sanitaria da parte loro.”

Sindaco, tutti i cittadini sono stati sottoposti al tampone 2 volte, cos’ha comportato per Vò e per la sua comunità questa scelta?
Anche questo ha comportato un grosso impegno per tutto il personale comunale e per i volontari, l’organizzazione di questi due cicli di tamponi ci ha visti impegnati, sotto il profilo amministrativo allo stesso impegno di due tornate elettorali, mentre sotto il profilo organizzativo ha comportato un grande impegno da parte dei volontari, della protezione civile e delle forze dell’ordine, ma ciò è servito per ricavare importanti informazioni utili a combattere questo virus. A Vò sono stati testati tutti i cittadini, parliamo del 95% della popolazione, al momento del primo caso, permettendo cosi di fare una fotografia completa di chi era positivo e di chi era negativo, evidenziando 87 casi positivi, pari al 3% della popolazione. Ripetere il tampone dopo 15 giorni nei quali è stato applicato un regime di isolamento, ha permesso di evidenziare che i casi positivi sono scesi al 3 per mille della popolazione confermando che l’isolamento serve per diminuire il contagio. I test hanno inoltre evidenziato che più della metà delle persone positive sono asintomatiche, questo conferma maggiormente la validità, se correttamente applicata, della necessità dell’isolamento.

Sappiamo che lei ci tiene molto a ringraziare tutto il personale comunale, la Protezione Civile, il Gruppo Alpini di Teolo Vo e tutti quelli che vi hanno aiutato in questo periodo.
Senza l’aiuto e l’impegno costante di tutte queste persone non avremo potuto fare nulla, per questo li dobbiamo ringraziare, amministratori e personale comunale, assieme ai volontari hanno dato il massimo, sempre in prima linea, il personale delle farmacie ha dovuto sopperire per alcuni giorni anche alla mancanza dei medici di famiglia, costretti in quarantena, turni con garanzia di reperibilità in qualsiasi orario. Abbiamo fatto enormi sacrifici, sia noi in prima linea, sia i cittadini che hanno sempre rispettato le regole, ora esorto tutti a seguire le regole e soprattutto a Restare a casa altrimenti il nostro sacrificio è stato vano. Sono orgoglioso che i miei cittadini abbiano contribuito a creare il primo caso test su come comportarsi per combattere questo virus.

Michele Pigozzo

da Il Basso Vicentino n°137 aprile 2020

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