Le criptovalute possono essere un bene rifugio?

Dato il perdurare dell’attuale emergenza sanitaria, e in ragione delle strategie ancora nebulose di gran parte degli stati per quando riguarda la progressiva riapertura delle attività attualmente sospese, è al momento impossibile quantificare l’impatto del COVID-19 sui mercati finanziari e sull’economia globale. D’altronde, la stessa opinione pubblica in questo momento non sembra troppo ricettiva nei confronti di questo genere di informazioni, essendo comprensibilmente orientata verso l’individuazione delle strategie di contenimento del virus di volta in volta adottate dalle istituzioni di riferimento. Tuttavia, quello del probabile dissesto economico (persino gli Stati Uniti prefigurano uno scenario molto vicino a quello della crisi del 1929) che una gran parte di mondo dovrà prepararsi ad affrontare da qui a qualche mese, è un tema che incombe sullo scenario politico e finanziario. E che inevitabilmente ricadrà anche sulle spalle di piccoli e grandi risparmiatori, imprenditori, titolari di attività o semplici consumatori. Come prepararsi all’inevitabile recessione?

Alcuni autorevoli analisti hanno fornito una risposta che ha spiazzato gran parte dell’ortodossia finanziaria, da sempre abituata a muoversi su sentieri a essa più familiari. Sembrerebbe infatti che le tanto vituperate criptovalute, da sempre viste come degli intrusi nel mondo dell’alta finanza, si stiano per proporre come scialuppa di salvataggio per molti investitori. Lo dimostrano anche gli indici di aumento dei volumi di traffico e di affari registrati da portali specializzati in scambi di valute digitali come Crypto e Plus500. A quanto pare l’emergenza sanitaria, in procinto di tramutarsi in emergenza economica, è di fatto lo strumento che ha consentito alle valute digitali di infrangere il muro di diffidenza che li ha spesso separati dalla finanza tradizionale. D’altronde, molti investitori non hanno scelta: il mercato immobiliare è giocoforza fermo (come si può acquistare una nuova casa se non si può uscire da quella attualmente occupata?), le valute tradizionali sono come sospese all’interno di una bolla a causa del blocco della maggior parte delle attività economiche, e anche il mercato azionario risente della penuria di transazioni. Inoltre, beni abitualmente di grande presa sui mercati, come il petrolio, risentono delle feroci frizioni tra stati produttori, in primis quello che vede protagonisti, su fronti opposti, Russia e Arabia Saudita, a dispetto delle promesse di intesa fatte trapelare di recente da alcuni spettatori interessati come gli Stati Uniti. Dunque, per paradosso, la natura immateriale delle criptovalute, un tempo considerata un limite pressoché invalicabile, si sta rivelando in questo periodo l’elemento dirimente che le tiene al riparo da ogni tipo di svalutazione.

Quali scenari si apriranno a seguito di questo mutamento radicale della percezione delle valute digitali sullo scenario finanziario mondiale? I Bitcoin e le altre criptovalute si limiteranno a svolgere il loro lavoro di bene rifugio, per poi tornare nelle retrovie, destinate a rimanere delle merci di scambio per iniziati? Oppure verranno ufficialmente introdotte tra i beni di scambio principali dei mercati internazionali, con gli inevitabili sovvertimenti degli equilibri che un tale fenomeno potrebbe comportare? La risposta a queste domande fornirà degli indizi decisivi circa il futuro dell’economia post-coronavirus, e forse dell’economia tout court.

(ph: shutterstock)

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