Coronavirus, quid est veritas?

Considerazioni sul significato storico di una Grande Crisi (che ci meritiamo)

Il Venerdì Santo, nella lettura della passione secondo San Giovanni, a conclusione dell’interrogatorio di Gesù da parte di Ponzio Pilato, di fronte all’affermazione del Cristo: “Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”, Pilato rispondeva: “Che cos’è la verità?”. Ponzio Pilato era, quasi certamente, un colto Romano, armato di un certo scetticismo razionale. La verità religiosa, filosofica o politica, erano impossibili da cogliere e certamente per lui quell’uomo di provincia, privo di cultura latina e greca, aveva una visione rozza e semplificata del problema. La verità appare come tale, ma noi non la possediamo e quando ci sembra colta, subito si dimostra che tale non era. È il nostro limite: lontani dalla perfezione, siamo anche lontani dagli assoluti e, spesso, preferiamo appoggiarci alle presunzioni, piuttosto che ad una ricerca nella quale si sposta sempre il traguardo verso un obiettivo tanto lontano da essere disperante. I credenti hanno il vantaggio di pensare che l’Assoluto si sia manifestato all’uomo, permettendogli così d’intravvedere il traguardo di verità e coltivare la speranza d’esserne destinatari.
Per i non credenti, un sano scetticismo è l’unica garanzia di non essere schiavizzati dalle presunzioni o, peggio ancora, dalle superstizioni e Pilato non poteva certo pensare che, quell’ebreo qualunque, fosse Figlio di Dio. Da laico Pilato aveva tutte le ragioni ad essere scettico. Molte volte aveva visto la “verità” piegata ad interessi economici o politici, ad interessi personali culturali o religiosi, o piegata per occultare i propri affari od i propri vizi. Quindi, “cos’è la verità”?

Anche noi, dopo 2000 anni, abbiamo il medesimo problema. Molte certezze scientifiche sono state travolte dalle successive scoperte e più indaghiamo la natura, più fitto è il mistero complessivo. La verità era già complicata quando l’orizzonte fisico era tra il visibile ed il bacino Mediterraneo. Ora, che tale orizzonte spazia dalle particelle subatomiche al nostro universo, con la virtuale certezza che non sia l’unico, è spaventosamente aumentato il livello d’incertezza e la possibilità di falsificazione. Così, di fronte ad un virus influenzale, di nome comune Coronavirus e nome, quasi proprio, “Covid-19”, siamo posti in modo concreto e drammatico di fronte all’interrogativo: Cos’è la verità?

Quanto a ciò che è il Covid-19:
1a) È una normale influenza, solo più virulenta, ma fa danni e morti in numero “normale” e, prevalentemente, tra soggetti deboli. Gli viene data, per interessi vari, un’importanza che non ha. È una “costruzione” mediatica, allo scopo di perseguire altri fini.
2a) È una grave pandemia, la più forte dai tempi della “spagnola”.
Non colpisce solo soggetti anziani e deboli ma anche giovani e, addirittura, bambini.  I morti, pur numerosi, sono ridotti solo dalle drastiche azioni di contenimento intraprese. Per questo tutti devono rispettarle. Non farlo, significa solo condannare altri innocenti.
Quanto alle cause:
1b) Al mercato del pesce di Wuhan, non è mai stato precisato in quale banco, sono stati acquistati animali vivi, pipistrelli, serpenti, pangolini ecc. che hanno trasmesso il virus all’uomo. Non è stata trovata la specie animale responsabile e si suppone sia stata vaccinata, visto che non continua ad infettare…
2b) In uno dei laboratori mondiali dove si “studiano” i virus, ce n’è uno anche a Wuhan, un’uscita accidentale ha determinato l’inizio della pandemia. Nel laboratorio di Wuhan sono presenti, in accordo con i rispettivi Governi, scienziati di molte nazioni, ivi compresi diversi americani.
3b) Il Center for strategical and internationalstudies americano, a ottobre aveva cercato di analizzare gli impatti di una pandemia globale con un gruppo di una ventina di esperti di salute globale, bioscienze, sicurezza nazionale, gestione delle emergenze ed economia. A raccontarlo sono stati Samuel Brannen, direttore del Risk and Foresight Group del Csis, e Kathleen Hick, senior vice presidente e direttore dell’International Security Program.
L’oggetto dell’esercitazione ed il relativo teatro sono stati impressionantemente simili alla pandemia subito dopo manifestata. A ottobre 2019 a Wuhan vi sono stati i “Giochi militariinternazionali” con una massiccia delegazione americana, tanto numerosa di partecipanti, quanto povera di risultati. Quindici giorni, dopo la fine dei giochi, a Wuhan è stata rilevata la prima presenza del virus.

Quanto ai supposti fini:
1c) Se la pandemia fosse di origine volontaria cinese, pur essendo enormemente costata alla Cina per la quarantena stretta di aree di diverse decine di milioni di abitanti,con relativi arresti produttivi, bisogna riconoscere che oggi la Cina si presenta, rispetto a tutto il resto del mondo, come area privilegiata per una ripartenza economica e produttiva. Tale fatto pone la Cina in una condizione di assoluto privilegio rispetto all’intero sistema mondiale, anche perché, mentre moltissime attività imprenditoriali del mondo occidentale saranno massacrate dagli effetti della pandemia, il sistema dirigistico cinese potrà orientare produzioni e conversioni produttive verso impieghi tecnologicamente avanzati e con il massimo valore aggiunto, ottenendo un elevatissimosaldo netto positivo.  Sarebbe, quindi, una risposta diabolica ai disturbi creati da Trump all’export cinese.
2c) Se la pandemia fosse di origine americana, per prima cosa bisogna precisare che l’America ha molti volti: quello delle grandi fattorie e dei piccoli paesi, quello industriale, quello dei grandi interessi globali, quello militare, quello liberale, solidale, internazionalista e quello delle élite di potere ideologico, economico e politico. Per questo, trovare un filone unitario nella politica americana è molto difficile.
Essa, nel suo insieme, è cinica e compassionevole, generosa e tirchia (i 400 milioni di dollari negati all’OMS), liberale e autarchica, con molti valori e con la loro negazione, vera o falsa.
Su quest’ultimo punto, basti pensare alla seconda guerra all’Iraq di Saddam Hussein, “perché aveva armi di distruzione di massa”, guerra che ha coinvolto tutti gli alleati d’area (Italia compresa), che è costata centinaia di migliaia di vittime, che ha permanentemente destabilizzato uno Stato, lasciando corruzione, violenza e miseria.
In quel caso, è pacifico che le “armi di distruzione di massa” erano solo una montatura americana. Chissà cosa sarebbe successo se tale disastro fosse stato anche solo parzialmente imputabile a qualcun altro: l’anima giustizialista americana, quella dei “valori” imposti, sarebbe insorta ed avrebbe determinato una guerra contro un nemico tanto abbietto. Comunque, l’importante era anche controllare il grande giacimento di petrolio di Rumelia, nel 68 scoperto da ENI, ed ora di Shell e BP.

Stesso schema americano, ma con forte aiuto francese, contro la Libia di Gheddafi. Lui ed i suoi familiari sono stati ammazzati come cani, distruggendo, con la solita coalizione senziente, uno Stato pieno di difetti ma, almeno, stabile. Ora il caos libico, con i suoi morti e con il suo potere destabilizzante è di fronte agli occhi di tutti e l’area petrolifera è l’unica sicura nel paese.
Con la Siria, i cari americani hanno tentato il medesimo gioco ed hanno “inventato” il bombardamento con gas nervini diKhan Sheikhoun in Siria, nel tentativo di provocare una nuova coalizione militare contro quello Stato, tentativo che fortunatamente è stato sepolto nel ridicolo prima ancora di raccattare il solito Stato “utile idiota” pronto ad accodarsi alla “santa reazione democratica e occidentale”.

Per queste considerazioni, l’ipotesi “americana” è multiforme nei possibili fini:
2c-a) La pandemia a Wuhan avrebbe danneggiato gravemente uno dei grandi centri produttivi cinesi e, nella sua estensione, paralizzata l’economia nazionale. L’immagine della Cina ne sarebbe uscita compromessa e gli atti di forza commerciale, così come le esercitazioni militari ai suoi confini, avrebbero chiarito chi comanda nel mondo.
Viceversa, la Cina si è organizzata ed ha disposto ed attuato una quarantena di massa, rigorosa e rispettata, che ora ha confinato il virus sostanzialmente solo nella popolazione che rientra dall’estero. È curiosa l’incavolatura degli USA che, in questi giorni, accusano i cinesi di non aver dichiarato i numeri veritieri di morti ed infettati. L’incavolatura potrebbe essere motivata dai fatti, oppure un paravento alla propria impreparazione, o la stizzita reazione di chi constata il fallimento del proprio piano.
2c-b) La pandemia quale prova generale degli effetti globali di una pandemia “pilotata”.
Chiaramente, mai dalla Seconda guerra mondiale, il mondo ha avuto una battuta d’arresto così forte quanto in questi giorni. È manifesto come sia facile spostare un peso in movimento, quanto difficile se fermo. Anche a livello globale, gli spostamenti sono agevoli se in movimento e, quindi, grazie alla pandemia, possiamo accettare scelte e soluzioni prima difficili o impensabili. Che si tratti del 5G, della tracciabilità elettronica, delle vaccinazioni obbligatorie di massa, d’imporci il MES, di mutare i rapporti sociopolitici nelle collettività con spazio ai tecnocrati e delega di poteri ai detentori di potere piuttosto che ai cittadini, o che gli obiettivi siano diversi, concatenati o disgiunti, non conta.

Resta il fatto che mai come oggi chi ama la libertà ha l’obbligo di vigilare, perché è in simili situazioni che la libertà è facile da compromettere a favore delle èlite economiche, ideologiche e politiche. Quanto alla supposta “prova generale”, essa ha chiarito l’estrema convenienza di un simile percorso: centomila morti, invece di milioni; costi infinitesimali rispetto ad una guerra tradizionale; assenza di distruzioni nelle infrastrutture e nelle aree di produzione; conservazione della forza lavoro, delle competenze intellettuali e delle capacità produttive, con possibilità di ridiscutere, al ribasso, le condizioni economiche del lavoro e il livello dei servizi resi e all’aumento delle tassazioni, tutto ciò senza reazioni sociali devastanti.Una vera meraviglia!
2c-c) La pandemia ha permesso una prova generale sulla possibilità di una pronta capacità di schieramento militare.
Noi, occidentali, democratici e pacifisti, visto che l’Unione Sovietica è un ricordo e che il relativo Stato ha accettato la secessione di molte sue parti senza fare guerra devastanti, come invece è avvenuto negli Stati Uniti, ci sentiamo in dovere di provocare in continuazione la Russia di Putin. Così dopo averla destinata ad interminabili sanzioni per aver osato accettare la secessione della Crimea dall’Ucraina, ad essa appiccicata dall’ucraino Kruscev, troviamo normale fare manovre militari NATO ai suoi confini: nelle repubbliche baltiche dell’Estonia, Lettonia e Lituania, con schieramenti in Romania ed in Ucraina.
Così noi, i pacifici, oltre che confrontarci militarmente con i russi all’interno di uno stato sovrano terzo, qual’è la Siria, facciamo spiegamenti e manovre Nato a meno di 250 km da San Pietroburgo ed a meno do 800 km da Mosca. Non contenti, mancava la classica ciliegina sulla torta: dimostrare un’impressionante capacità di reazione delle forze corazzate e meccanizzate tradizionali, intesa come capacità di fulmineo schieramento ai confini russi. Come fare? I mezzi vanno veloci, ma i carri armati non volano.

“Santa pandemia” potrebbe essere stato il giusto lubrificante. Proprio nel corso dell’esercitazione, strade e ferrovie si sono trovate come in un teatro di guerra ed è facile immaginare che la manovra “Defender Europe 2020” abbia fatto ai russi una grande impressione. Tale risultato, se ottenuto solo a prezzo dell’anticipata dipartita di qualche decina di migliaia di anziani con diverse patologie e di una crisi economica che impoverirà il famelico ceto medio, ma farà guadagnare soldi a palate agli Stati speculatori, si profila anche come un grande affare. Se questo quadro fosse quello reale, chi l’ha pensato meriterebbe l’Oscar del diabolico cinismo. Naturalmente, come in un Risiko che si rispetti, sono possibili liberi intrecci tra tutte le suddette ipotesi. La morale sconsolante è che oltre 70 anni di pace, invece che affinare i valori personali, spirituali e sociali, hanno cloroformizzato individui e società e tutto scorre nell’indifferenza di un materialismo pratico, preparando la Grande Crisi che ci meritiamo. Interroghiamoci: Quid est veritas?

Franco Ravazzolo
Presid. ANPIT Veneto
Ass. Naz. per l’Industria ed il Terziario

(segue)

 

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