Teatro, paradossi da Covid-19: «Romeo e Giulietta potranno baciarsi in scena?»

La preoccupazione di Donin (Arteven): «Mentre il ministro Franceschini parla di impossibili “Netflix della cultura”, non abbiamo indicazioni sulla riapertura». I numeri del disastro

Nell’emergenza Coronavirus si è fermata un’industria, che rischia di non ripartire prima del 2021: quella del teatro. Il Circuito Regionale Veneto Arteven registra 800 spettacoli annullati, una perdita di giro d’affari di 5 milioni di euro, oltre 200 teatri chiusi e migliaia di persone che non stanno lavorando. E non solo attori «ma tecnici, trasporti, scene, costumi, tipografie, affissioni». Con prospettive di ripartenza difficili da immaginare. «Basta guardare le task force che hanno fatto al governo: non ce n’è una che abbia un componente della cultura». Pierluca Donin è il direttore di Arteven e il presidente di tutti i circuiti teatrali in Italia. E’ preoccupatissimo: «I teatri sono stati i primi a chiudere e temo saremo gli ultimi ad aprire. Ci è arrivata qualche lettera di avvocati di spettatori che chiedono la restituzione dei soldi di biglietti e abbonamenti ma per la maggior parte il pubblico sta dimostrando grande maturità. C’è chi ci ha scritto: voglio lasciarvi il mio biglietto per tornare a teatro, altrimenti questo mondo rischia di morire. Ci conforta la solidarietà e la generosità delle persone».

«Il teatro non si fa su Netflix»

«Noi costruiamo le condizioni perchè gli artisti possano arrivare al pubblico con il proprio spettacolo. Siamo l’anello di congiunzione. E siamo fermi dal 24 febbraio». Donin con Arteven fa i conti: il Veneto è stato il primo a fermarsi chiudendo i teatri «dopo aver portato in scena 320 spettacoli. Pensavamo ad una interruzione di una settimana, poi di 15 giorni. Quando abbiamo intuito che era molto più pesante abbiamo dovuto sospendere tutta la stagione 2019/2020. E se non faccio girare 5 milioni di euro si capisce chiaramente quanti sono i posti di lavoro: migliaia. Persone ferme, in cassa integrazione o i tecnici a partita Iva, i famosi 600 euro. Stiamo cercando almeno di pagare chi ha lavorato fino al 24 febbraio e di inventare qualche progetto per sopravvivere». L’ipotesi emersa negli ultimi giorni è di portare il teatro sul web: il ministro della cultura Dario Franceschini ha proposto una piattaforma su Netflix ma l’idea è stata subito contestata. «Perchè il teatro si fa dal vivo – sbotta Donin – I teatranti o i musicisti hanno fatto una scelta radicale nella vita, altrimenti facevano cinema. Per loro è fondamentale il contatto con il pubblico, per questo noi siamo l’antitesi del Coronavirus. Il teatro esiste nel momento in cui ci sono gli spettatori. L’ha detto anche Papa Francesco: se non c’è popolo, non c’è chiesa. Per noi è lo stesso. Il pubblico è il dodicesimo uomo, usando una metafora calcistica. Con il teatro si è fermato un pezzo importante della socialità e adesso ci si rende conto di quanto conti, ora che ci guardiamo per strada a distanza di due metri. E nell’emergenza è giusto così».

Un progetto estivo nelle piazze

Per far ripartire il teatro in Veneto Arteven ha presentato un progetto alla Regione per l’estate, per portare alcuni spettacoli nelle piazze, all’aperto. Una quarantina di tappe distribuite nelle sette province «magari un po’ meno nel Bellunese che è più piccolo e un po’ di più tra Vicenza, Verona, Padova, Venezia» precisa Donin. Giusto per tener vivo il rapporto tra le persone e il teatro. Ma le difficoltà sono tante. E alcune anche inaspettate: «Non è tanto il contingentamento del pubblico a creare problemi. Dovendo montare le strutture si farà in modo che ci siano i percorsi per gli spettatori, le distanze rispettate. Non è che dobbiamo andare a demolire teatri, quando si prepara la platea dove ci stavano 100 posti ce ne staranno 40. Il problema è la produzione, gli attori sul palco. Anche loro devono mantenere le distanze? Il coro nella lirica deve cantare con la mascherina? Questa è la difficoltà. Il meccanismo sul palcoscenico da adattare. Io faccio sempre un esempio: ma Romeo e Giulietta si possono baciare in scena? Arlecchino servitore di due padroni deve stare a distanza di due metri? Anche gli artisti dovranno inventare qualcosa, rimettersi in gioco. Il progetto che abbiamo lanciato alla Regione Veneto prevede quindi un adattamento sia della parte strutturale ma anche del prodotto in palco. L’alternativa sarebbe proporre dei monologhi, ma lì deve esserci una persona conosciuta e in questo momento non avresti la platea sufficiente per sostenerne i costi».

A regime dalla stagione 2022/23

L’obiettivo di proporre qualcosa almeno d’estate è di sostenere le compagnie, che in Veneto sono almeno una quindicina: «Non tanto le grandi, mi riferisco al Teatro di Verona o di Padova già tutelate, ma dobbiamo tener vivo il sottobosco, compagnie come Theama Teatro di Vicenza o Stivalaccio. E’ lì che bisogna mantenere acceso il motore. E poi penso a quelle che hanno debuttato il 20 febbraio, e ce ne sono tante, che sono riuscite a fare solo 4 recite prima dello stop. Prove, scene, costumi: come fanno ad ammortizzare quel costo di partenza? E a pensare di rimettere in prova gli spettacoli? Alcune invece erano in tournée. Per sopravvivere devono essere robuste finanziariamente». I tempi per ripartire sono ancora molto lontani: «Andremo a regime tra qualche anno purtroppo. Ma si fa presto a fare i conti. Tutto quello che era programmato per il 2020 è stato spostato al 2021 quindi diventerà una sorta di stagione unica, con il numero di spettacoli complessivo spalmato su due anni. Il calendario 2021/22 sarà quello in cui leccarsi le ferite e vedere chi rimane in piedi, una sorta di stagione di passaggio, e quindi, se tutto andrà bene, si ripartirà a pieno regime nel 2022/2023. Con conseguenze pesantissime». La richiesta più urgente è sui tempi: «La prima cosa che vogliamo è una data sicura per la ripartenza. Dovrà essere l’estate del 2021? Va bene. Ma che ci sia la certezza di un termine temporale. In più bisognerebbe che la burocrazia facesse un passo indietro, anzi dieci passi, per sei mesi o un anno. Perchè altrimenti qualsiasi idea ci venga diventa difficile da realizzare».

(ph: Otterbein University Theatre & Dance from USA/Wikipedia)