Coronavirus, Fimmg Veneto: «Medici di famiglia costretti ad arrangiarsi»

Il segretario Crisarà: «In alcune Aulss il numero di quelli che hanno ricevuto il primo tampone non supera il 40%. Ancora oggi le organizzazione non hanno avuto nessun contatto con Protezione Civile o Dipartimento di Prevenzione»

«Non c’è stato nessun tipo di approccio verso i Medici di Medicina Generale del Veneto e nessuna protezione. I Medici di famiglia si sono autorganizzati». Inizia così la nota a firma del segretario della Fimmg del Veneto, Domenico Crisarà che continua: «Sono stati distribuiti DPI in quantità risibili (mediamente 3 mascherine chirurgiche, 5 paia di guanti, 1 sovracamice in tessuto non tessuto a giorni alterni) per cui è stato necessario ricorrere a generose donazioni private, ancora oggi, in alcune AULSS il numero dei medici di famiglia che hanno ricevuto il primo tampone non supera il 40%. Ad oggi le organizzazioni dei medici di famiglia non hanno avuto nessun contatto ufficiale con la Protezione Civile o il Dipartimento di Prevenzione se non un infinito contenzioso sulle certificazioni».

«Una cosa è vera: la stretta rete che esiste tra la medicina di famiglia e la rete territoriale dei distretti socio sanitari. Questa rete nasce da decenni di collaborazione tra la medicina generale e queste strutture nel campo dell’assistenza domiciliare dei pazienti fragili e della residenzialità – sottolinea -. Infatti , altra caratteristica quasi esclusiva del Veneto: nelle RSA l’assistenza sanitaria agli ospiti è garantita dal medico di famiglia cosa che potrebbe rappresentare probabilmente un altro elemento di differenza con la Lombardia. In ogni caso l’assistenza ambulatoriale, domiciliare e la raggiungibilità telefonica per tutta la giornata è garantita alla popolazione veneta dal proprio medico di famiglia anche in presenza di positività al Covid-19. Il sistema delle USCA stenta a partire anche per carenze assicurative. In definitiva il successo del modello veneto nasce sicuramente da scelte politiche felici che si sono incardinate in un tessuto connettivo territoriale che prescinde dai dipartimenti di prevenzione e vive delle proprie capacità di sinergia sviluppate negli anni grazie ad una politica sanitaria regionale che ha incentivato il servizio pubblico ed investito sul territorio».

(ph: shutterstock)

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