Emergenza Coronavirus, Strada: «Paghiamo 20 anni di sanità pubblica devastata»

Il fondatore di Emergency: «In Sierra Leone bimbi di 12 anni misuravano febbre e facevano lavare le mani alle persone per fermare l’Ebola. In Italia migliaia di anziani lasciati morire e dimenticati da tutti»

«Non mi piace l’analogia tra guerra e coronavirus. Lo trovo un paragone improprio e strumentale». Lo afferma in una intervista ad Avvenire il fondatore di Emergency Gino Strada. «Perché per me il 25 Aprile è una data simbolo per la storia dell’uomo, non solo del nostro Paese. Segna la liberazione dalla tirannide e dall’oppressione, il no definitivo alla guerra e alla violenza. Non penso si possa cambiare il senso di una festa a seconda degli anni. E questa è la festa di tutti coloro che si sono opposti alla dittatura e non si sono riconosciuti in quella disumanità. Primo Levi sosteneva che tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo. Dobbiamo esserne consapevoli, mentre vedo che il mondo della politica si agita già molto per tornare al mondo di prima, il mondo dei sovranismi. L’apologia di fascismo è reato e come tale va perseguita».

Poi parla della situazione emergenziale che stiamo vivendo a causa del Coronavirus chiedendo di tenere lo sguardo fisso sul futuro: «Non dobbiamo pensare solo alla crisi sanitaria. Dobbiamo farci un’altra domanda: cosa succederà dopo, quando tutto questo sarà finito? Vogliamo continuare ad autodistruggerci, facendo esplodere una grande crisi sociale o vogliamo usare questa occasione per cambiare direzione? Centinaia di migliaia di persone, addirittura milioni, non avranno il pane e non sapranno più come arrivare alla fine del mese. Sarà decisiva la nostra risposta che può essere egoistica o solidale».

Ma di certo no dimenticando il passato: «Le scelte sbagliate sulla sanità le stiamo pagando ora. Tutti avevano previsto questa crisi, ma non la sua portata epocale e le sue dimensioni. Penso che le agenzie internazionali stiano cercando di fare il loro mestiere, con tutte le difficoltà del caso. Quanto all’Italia quel che sta accadendo è il frutto di vent’anni di devastazioni della sanità pubblica. Non potremo andare avanti continuando a togliere risorse e soprattutto dovremo tornare a investire sia sulla medicina di territorio che sulla medicina ospedaliera. Ripeto: questa non era una cosa inaspettata. Qualcuno, ad esempio in Regione Lombardia, dovrà pur risponderne o no? Ai tempi di Ebola siamo riusciti a contenere il contagio in Sierra Leone e parliamo di una malattia che aveva tassi di mortalità altissima. Ricordo che nei villaggi c’erano ragazzi di 12-13 anni che tiravano una corda nella strada sterrata, bloccavano la gente che passava e misuravano la febbre a tutti. Poi facevano lavare le mani e vietavano l’ingresso nei negozi. Metodi rudimentali, insomma, ma hanno funzionato. Semmai mi ha sorpreso come in Italia sia potuto accadere che migliaia di persone anziane morissero così, dimenticate da tutti. E come il virus abbia potuto circolare negli ospedali, senza che si sia messo prima in sicurezza tutto il personale sanitario».

(ph: imagoeconomica)

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