«Se avessimo aspettato Roma sarebbe stato un disastro: autonomia irrinunciabile»

Guadagnini (Partito dei Veneti): «Paese allo sfascio in continuo affanno. Troppi errori, menefreghismo ed egoismo. Il patto che ci lega allo Stato va ripensato, si deve ripartire da zero»

Caro direttore,

Il coronavirus ha cambiato tutto. C’è un prima del coronavirus e c’è un dopo del coronavirus. In questa emergenza abbiamo fatto esperienza sulla nostra pelle di come funziona, o meglio di come ha funzionato finora lo Stato italiano: quelli che percepivamo come numeri astratti, adesso hanno un contenuto preciso. Quelle grandezze che scivolavano sulla nostra pelle, che entravano da un orecchio e uscivano dall’altro, ci sono penetrate dentro, le abbiamo elaborate, ci hanno toccato nel profondo, nei casi peggiori, con il lutto per un familiare che abbiamo perso. Gli ospedali trasformati in trincee, medici e infermieri trasformati in soldati al fronte, le bare che escono dagli ospedali per andare non si sa dove.

Oggi abbiamo chiara la percezione di cosa significano le locuzioni: riduzione dei posti letto, riduzione dei posti in terapia intensiva, chiusura del plesso ospedaliero, mancato finanziamento delle borse di studio per le specializzazioni dei medici, riduzione delle assunzioni degli infermieri, riduzione del budget per l’acquisto di macchinari e medicinali. Oggi sappiamo quali conseguenze possono avere scelte del genere. Ma non si tratta solo di sanità; la chiusura delle scuole ci ha fatto capire cosa significa il taglio delle risorse anche in quel settore. Scuole che non sapevano come mettere in piedi un servizio di didattica a distanza, mancanza di competenze adeguate, colmate solo dalla buona volontà di docenti che si sono improvvisati informatici fai da te. Mancanza di infrastrutture adeguate, obsolescenza, ritardi, inadempienze. Uno spettacolo indecoroso. E si potrebbe continuare con tutto il resto: ponti che crollano, opere pubbliche cominciate e mai finite, cantieri bloccati per cavilli burocratici, uffici pubblici traboccanti di cittadini in fila, in cerca di risposte che non arrivano, imprese sommerse da scartoffie inutili che servono solo a creare problemi. Il tutto in un dilagare di indagini per corruzione, concussione, tangenti, appropriazione indebita e via enumerando…, il tutto evidenziato da classifiche sfornate da qualsiasi istituto, su qualsiasi indice, che ci vede immancabilmente agli ultimi posti nel ranking internazionale: un paese in continuo affanno, che non sa darsi un’organizzazione decente, che non riesce a rispettare regole di buon funzionamento. I continui tagli che non si trasformano in riduzione della spesa pubblica, la quale invece continua imperterrita a salire. E con lei salgono pressione fiscale e debito pubblico: noi viviamo in un curioso paese che da trent’anni taglia i servizi pubblici, ma nel contempo fa pagare più tasse ai cittadini e si indebita sempre di più. Ma dove finiscono tutti questi soldi?

Troppi errori, troppe mancanze, troppa improvvisazione, troppo menefreghismo, troppa furbizia, troppo egoismo, troppo cinismo. Il paese è allo sfascio. Va ripensato tutto. Si deve ricominciare da zero. Questo è il lascito perfino positivo del coronavirus. Ci ha fatto prendere consapevolezza del fatto che non si può più andare avanti così. Il patto che ci lega allo Stato va ridiscusso dalle sue fondamenta. Lo pretendiamo. Il potere deve tornare ai cittadini: i quali devono poter decidere le regole della loro convivenza. A partire dai rapporti politici tra centro e periferia. Sappiamo bene cosa sarebbe successo se in Veneto avessimo seguito gli ordini arrivati da Roma sulla gestione dell’emergenza, sarebbe stata una tragedia. Per fortuna abbiamo seguito le indicazioni dell’Universitá di Padova e ci siamo salvati. L’autonomia territoriale è un valore al quale non possiamo rinunciare, soprattutto in Veneto, dove tale valore è dentro ai nostri cuori, fa parte della nostra storia. Allora, diventa imprescindibile ridiscutere il patto di unione tra Veneto e Italia: tra poco ci saranno le elezioni regionali. La prossima deve diventare una legislatura costituente. La mia proposta è di ripartire subito dopo le elezioni con un referendum che chiami i Veneti a decidere su tre opzioni:
1 IL VENETO DEVE RIMANERE UNA REGIONE A STATUTO ORDINARIO?
2 IL VENETO DEVE DIVENTARE UNA REGIONE A STATUTO SPECIALE?
3 IL VENETO DEVE DIVENTARE INDIPENDENTE?
Sulla base del risultato del referendum dovrà cominciare una trattativa tra Veneto e Italia che tenga conto della volontà espressa dai cittadini.

Antonio Guadagnini
Partito dei Veneti