«Lavorare da casa è possibile e vantaggioso: non torniamo indietro»

La lettera di una lettrice: «Ho sentito proposte allucinanti per farci tornare in ufficio. Il Covid19 ci ha costretti a fare un balzo nel futuro, per mantenere le sedi ci sono costi enormi che potrebbero essere usati per altro»

Caro direttore,

Sono impiegata in un grande ente pubblico con più di 2.000 dipendenti, la maggior parte dei quali, come in tutto il resto d’Italia, sta lavorando da casa dall’inizio del confinamento. In pochi giorni tutti ci siamo adeguati alle nuove condizioni. Non solo il lavoro non ne ha risentito, ma anzi procede senza intoppi né rallentamenti di sorta. Dirò di più: la smaterializzazione – sia benedetta – agevola le procedure e accelera i tempi di evasione delle pratiche.

Intanto ci si sta arrovellando su come poter far tornare le persone in ufficio in condizioni di sicurezza. Qualcuno ha già avanzato proposte allucinanti: mettere pannelli divisori tra le scrivanie, addirittura privilegiare l’uso privato dell’auto contro i mezzi pubblici (alla malora decenni di battaglie per la mobilità sostenibile), aprire gli uffici DI NOTTE! E come si concilierà, per i genitori, dover tornare al lavoro se le scuole sono chiuse?

A nessuno viene in mente che il virus ci ha catapultati, oltre che nel confinamento, in quest’altro grandissimo esperimento sociale, la digitalizzazione, e che la soluzione che cerchiamo, in realtà, la stiamo già mettendo in atto. Prima dell’emergenza l’obiettivo Agenda Digitale per l’amministrazione pubblica era semplicemente utopico: con i propri tempi ci sarebbe arrivata forse, ottimisticamente, in 15 anni. Ma il Covid19 l’ha costretta a fare un balzo istantaneo nel futuro. E ora, dimostrato che si può fare, vogliamo tornare indietro, fingere che non sia successo?

Non mi soffermerò qui sui vantaggi del telelavoro per la produttività aziendale, ampiamente confermati da tutte le esperienze in cui viene adottato. E’ altro che mi preme mettere in luce. Per mantenere le sedi lavorative la mia amministrazione ha costi fissi enormi: canoni di locazione dei palazzi, riscaldamento e aria condizionata, impianti di sicurezza, servizi di manutenzione e sorveglianza, pulizie e ristorazione, assistenza tecnica, utenze, acquisto di arredi e materiali d’ufficio… Tutte spese che, come si vede, potrebbero essere risparmiate a vantaggio di altri capitoli di bilancio. Denaro pubblico sottratto ai servizi ai cittadini. Provate a immaginare questo risparmio esteso a tutti gli enti pubblici! E che dire dell’impatto ecologico? Del consumo quotidiano di risorse negli uffici (combustibili, elettricità, milioni di metri cubi d’acqua, tonnellate di carta), del traffico, della pressione sulla rete dei trasporti pubblici, dell’inquinamento legati al pendolarismo… Tutto questo potrebbe essere evitato cambiando il paradigma del lavoro d’ufficio per milioni di impiegati, con in più l’effetto non trascurabile di migliorare il benessere delle persone e delle loro famiglie.

Nella spaventosa crisi economica in cui stiamo affondando ci si presenta una straordinaria opportunità di razionalizzare le risorse pubbliche svecchiando un’amministrazione lenta ed elefantiaca, e contemporaneamente mettere in atto misure concrete di salvaguardia dell’ambiente. Ma non ne ho sentito parlare da nessuno. Sono certa che nei Paesi europei più avanzati questa crisi sarà usata come volano di ulteriore modernizzazione. In Inghilterra si parla già di non procedere con alcuni progetti di sviluppo della viabilità intorno alle grandi città, avendo realizzato che il futuro delle persone sarà sempre più il lavoro da casa. Disincantata quale sono, non mi faccio illusioni sulle prospettive dell’Italia, ma mi piacerebbe che qualcuno raccogliesse queste riflessioni, e se ne potesse avviare una discussione.

Grazie per l’attenzione e buon lavoro.
Michela

(ph: shutterstock)