Perchè il Recovery Fund non è la soluzione

Troppo incognite, specialmente sui tempi. Solo dare poteri di vera banca centrale alla Bce ci salverà

La situazione è grave e per una volta anche seria. Valga come dato il fatto nello scorso mese 107 miliardi hanno lasciato l’Italia, secondo i calcoli della nostra banca centrale. E l’Europa che fa? Il Consiglio Europeo, cioè i capi di governo, ha confermato gli interventi della Bei, di Sure e del Mes: tutti prestiti per un totale di 540 miliardi. E anzichè gli eurobond ha partorito il tanto acclamato topolino del Recovery Fund da 1000-1500 miliardi di euro, ma senza alcuna certezza. L’unica è sul breve periodo gli Stati sono lasciati soli a fronteggiare la crisi economica.

Il Recovery Fund dovrebbe erogare prestiti a fondo perduto, ma sul tappeto c’è anche l’ipotesi di una soluzione mista. Il finanziamento dovrà essere reperito con “recovery bond”, cioè con titoli sul mercato ma garantiti dal bilancio Ue, che dovrà essere come minimo raddoppiato (restando comunque ripartito fra i 27 Paesi membri). Non si sa se la responsabilità dell’emissione di questi titoli sarà di tutti, oppure se ogni Stato se ne assumerà una percentuale pro quota. Solo chi risponde in solido può garantire il debitore. La Germania e gli altri Paesi nordici lo accetteranno?

Mentre si va a passo di lumaca, l’economia sta morendo. Ma la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, pare non avversene: «La Commissione europea lavorerà il più velocemente possibile (..) Dobbiamo trovare un equilibrio tra prestiti e trasferimenti. E’ una buona idea avere il Recovery Program e il bilancio Ue». Una buona idea, sì. Sulla carta. Perchè le risorse a cui fa si riferisce sono del bilancio 2021-2027. E nei prossimi otto mesi, che si fa? L’unica via risolutiva sarebbe monetizzare il debito da parte della Bce, come ha detto Draghi e come ha scritto l’economista Martin Wolf sul Financiale Times: «La Bce ha una potenza di fuoco praticamente illimitata ed è l’unica istituzione UE con la volontà e la capacità di agire». L’Italia potrebbe ottenere dalla sua quota di partecipazione al capitale Bce (13,8%) 140 miliardi, con il riacquisto dei titoli in scadenza per 305 miliardi. Se poi la Bce garantisse tutto il pacchetto, la crisi italiana sarebbe risolta. Non sono i prestiti, più o meno con condizionalità, che ci salveranno. E che salveranno l’euro.

(ph: Imagoeconomica)