Patriarca Venezia deluso da Conte e da fase 2: «La Chiesa non è online»

Moraglia: «Non intendiamo chiedere alcun privilegio ma venga riconosciuto un pari trattamento rispetto a quello riservato a realtà simili»

Il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, esprime delusione in merito all’ultimo DPCM ed auspica che si possano trovare soluzioni condivise per tornare a celebrare l’Eucaristia con la partecipazione del popolo. «È in gioco la visione dell’uomo nella sua integralità, quindi anche nella sua dimensione spirituale, come anche la libertà di culto riconosciuta dalla Costituzione Italiana. Non si intende chiedere alcun privilegio, ma che venga riconosciuto, ottemperando alle disposizioni sanitarie, un pari trattamento rispetto a quello riservato a realtà simili, per altro degne di considerazione, ma non a noi», spiega in una nota.

«Qualora non fossero riscontrabili le condizioni sanitarie richieste se ne trarrebbero le dovute conseguenze, non procedendo alle celebrazioni in quelle determinate strutture. Si prende atto con rammarico che, dopo il lungo – e si sperava proficuo – dialogo con le istituzioni governative, si sia dovuto constatare l’esclusione arbitrariacome la definisce il comunicato della CEI – della possibilità di celebrare la Messa con il popolo. In questi ultimi due mesi le diocesi italiane si sono adoperate all’implemento della solidarietà e, in tale prospettiva, il Patriarcato di Venezia ha intensificato lo sforzo caritativo di cui segno concreto è la nuova Onlus di “Caritas Venezia”. Si è inoltre voluto intervenire con gesti concreti di vicinanza al dolore della gente con tre distinte donazioni agli ospedali Covid del territorio diocesano (Mestre, Dolo e Jesolo) e un contributo straordinario al carcere maschile di Santa Maria Maggiore in Venezia».

La preoccupazione è quella di non trovarsi rinchiusi in una dimensione solo virtuale della fede, come il Patriarca ha avuto recentemente modo di dire: «La Chiesa non è on-line, ma è per sua natura intima, incontro reale di persone e comunità vive che “convengono” in una assemblea reale». Il Patriarca rinnova l’ammirazione per l’azione dei medici, degli infermieri, degli operatori e dei volontari, come più volte ha pubblicamente espresso, dicendo anche la sua vicinanza e il suo affetto alle famiglie provate per i decessi dei loro cari avvenuti in solitudine.