Tosi: «Lega “militarizzata” in calo, colpa di Salvini. Zaia? Non muoverà un dito»

L’ex sindaco di Verona, espulso nel 2015: «Nel Carroccio non esiste più il dissenso, è una dittatura politica. Il presidente del Veneto non ha l’indole per opporsi, non è certo un combattente»

«Né Giorgetti, né Zaia muoveranno mai un dito per differenziarsi da Salvini. Non c’è pericolo, non hanno l’indole per opporsi, non sono certo dei combattenti…». Queste le parole affidate all’Adnkronos dall’ex sindaco di Verona, Flavio Tosi, che parla della Lega salviniana, alla luce dei sondaggi che la danno in calo, sotto il 30%, e delle frizioni interne emerse in questi giorni sulla gestione dell’emergenza Covid-19. «Così facendo la Lega continuerà a perdere consenso. Ormai Salvini l’ha normalizzata e militarizzata, non esiste più il dissenso interno. E’ diventata una sorta di dittatura politica, non muove un dito più nessuno».

«Più che il governo Conte, che all’inizio portava bene, è l’emergenza Coronavirus il vero problema per il Capitano, perché una volta venuto meno il tema dell’immigrazione clandestina, l’unico tema che teneva in vita Salvini, Matteo è morto. Al di là dei sondaggi – sottolinea Tosi – c’è un problema di visione politica. Salvini, lo ripeto, ha trasformato la Lega in un partito contro qualcuno: contro gli immigrati clandestini, contro l’Europa. Ma ora non servono i partiti contro, servono i “partiti per”, ovvero i partiti per fare qualcosa».

Rievocando i tempi della rottura con il Carroccio, Tosi precisa: «Ma quale scissione? Salvini mi espulse dalla Lega nel 2015. Il motivo dello scontro con Salvini furono le liste regionali. Io volevo che venisse rispettato lo statuto, che
allora prevedeva che le liste regionali per il Veneto fossero fatte dalla Liga Veneta, quelle per la Lombardia dalla Lega lombarda e così via. Matteo, che da poco era stato eletto segretario, disse che era contrario e che le liste si facevano in via Bellerio. Da lì nacque lo scontro che portò alla mia espulsione».

(ph: imagoeconomica)