Nuovo ospedale a Padova, una riqualificazione poco qualificante

Non basta un plastico bianco per “lavare” le macchie di un progetto che si può migliorare. La Soprintendenza rimasta sullo sfondo: perchè?

Durante la pandemia e una fase, ancora in atto, di forti restrizioni per tutti i cittadini, l’iter per il nuovo ospedale di Padova non si è fermato. Che efficienza, direbbe qualcuno, per un incontro “riservato” che vedeva solo la presenza delle alte cariche interessate: il Presidente del Veneto, Luca Zaia, il sindaco di Padova, Sergio Giordani, il rettore dell’università di Padova, Rosario Rizzuto, il Presidente della Provincia di Padova, Fabio Bui e il direttore generale dell’Azienda ospedaliera Luciano Flor.

Indubbiamente d’effetto il grande plastico bianco, creato da dei professionisti molto esperti: più grande è il plastico e più gli edifici sembrano piccoli e poco impattanti; il bianco nobilita ogni cosa e maschera il contesto; e non ultimi gli alberi, numerosi e altissimi come non potrebbero essere che dopo 40 anni di crescita. Ma si sa, in guerra ogni mezzo è concesso; e comunque del plastico non è ancora mai stata resa pubblica una fotografia ravvicinata delle nuove torri previste.

Con la firma dell’Accordo di Programma per il nuovo ospedale di Padova est (22 aprile 2020) si chiude una storia lunga decenni, o forse la si riapre nuovamente. Infatti, se oggi si litiga su chi ha il merito di aver posto “la prima pietra”, possiamo star certi che non avremo gli stessi volti a reclamare l’ultima: ci vorranno 15 anni e ben 700 milioni di euro, se tutto andrà bene, per vederlo operativo.

Chissà se per allora qualcuno avrà il coraggio di ammettere che l’accordo siglato porta con sè un enorme consumo di suolo (500mila mq), che in conseguenza della sua funzione “speciale” non viene conteggiato all’interno dei limiti previsti per la città. A rincarare la dose, c’è la conservazione dell’attuale clinica Calabi e il mantenimento del vecchio ospedale al Giustinianeo. Che prevederebbe il futuro abbattimento del monoblocco se mai verrà fatto, ma invece in tempi brevissimi una “rivisitazione” in altezza della zona cliniche: la torre di Nuova Pediatria alta 10 piani di altezza (8 ospedalieri) e due enormi blocchi da 6 piani ospedalieri, che sorgeranno dove ora ci sono palazzine alte al massimo 4 piani.

Una riqualificazione che sembra aver poco a che fare con quanto asserito nell’Accordo di Programma, e cioè con la “priorità delle previsioni del progetto comunale del Parco delle Mura” in particolare per quanto riguarda Nuova Pediatria che sorgerà a pochi metri dal baluardo Cornaro, annichilendolo e annullando i vantaggi ottenuti dall’eventuale demolizione delle cliniche universitarie sul bastione.

Ma ciò che non si è mai detto è che il 9 aprile si era tenuta in gran riservatezza una Conferenza di Servizi per approvare i documenti dell’Accordo. Un riserbo tale da escludervi la presenza della Soprintendenza (forse l’unica voce discordante), e si è persino glissato sulle numerose osservazioni presentate dalle Associazioni nei termini di legge. Osservazioni che chiedono di limitare l’impatto dell’edificio di Nuova Pediatria e che il Giustinaneo non venga stralciato dal centro storico e ribattezzato come Zona F (Servizi) cancellandone le vigenti norme di tutela.
Soluzioni alternative sono possibili: quelle del Comitato Mura e dell’associazione Habitus, che prevedono la realizzazione dell’Ospedale della Mamma e del Bambino sul lato di via San Massimo, oppure la realizzazione del progetto Striolo-Fochesato, limitandolo però a 5 piani (di cui uno interrato), e recuperando la volumetria persa in nuovi edifici che non superino i 5 piani e, in parte, all’interno dell’attuale edificio della Pediatria di Calabi.

Le stesse associazioni, che fino ad ora non hanno ricevuto risposta, richiedono che in una prossima Conferenza dei Servizi si possa migliorare questo storico progetto di ristrutturazione del Giustinianeo verificandone la compatibilità ambientale dell’intervento, e dando risposta ai pareri espressi da parte della Soprintendenza e già contenuti nell’Accordo sottoscritto. Questa volta però non sarà possibile una fumata bianca a porte chiuse.