Speranza: «Errori? Ho la coscienza a posto. Ora dipende dagli italiani»

Il ministro della Salute rivendica la scelta del lockdown «misura che ha salvato migliaia di vite». «La linea dura è dettata dal realismo, mi piacerebbe dirvi è tutto finito ma non prendo in giro i cittadini»

«Se abbiamo fatto errori? Dall’Oms al premier, dai ministri, ai governatori, ai sindaci, dobbiamo tutti essere pronti a rispondere di ogni atto compiuto. È la forza della democrazia. Ma queste valutazioni le faremo dopo. Ho la coscienza a posto». Così Roberto Speranza, ministro della Salute, rivendica in un’intervista al Corriere della Sera le decisioni prese inseme al governo per arginare l’emergenza coronavirus. «La linea dura è dettata dal realismo e dall’idea che il diritto alla salute viene prima di tutto».

«La battaglia sanitaria non è vinta, ci siamo ancora pienamente dentro, in Italia e nel mondo – ricorda Speranza -. Guardiamo avanti, ma con giudizio. In Germania l’indice di contagio risale, la Francia pensa di rinviare l’apertura dei licei. Sarei felice se potessi darvi il titolo “è tutto finito”, ma non voglio prendere in giro gli italiani. Vedo le tensioni sociali e vedo il problema economico. Però i dati non sono scritti nel cielo. L’indice R0 va conquistato giorno per giorno e ora il comportamento degli italiani, sin qui straordinario, è ancora più importante».

«Dipende solo da noi evitare la seconda ondata dell’emergenza coronavirus. Il nemico non è sconfitto, dobbiamo essere pronti. Possiamo recuperare pezzi della vita di prima, ma per gradi. Se riaprissimo tutto, in due settimane il virus presenterebbe il conto. Il 4 maggio invertiamo la direzione di marcia. Non possiamo permetterci salti nel buio. Vediamo gli effetti. Ritengo giusto fare un primo passo uniforme in tutti i territori, poi potranno esserci elementi di flessibilità regionale».

Poi parla di autocertificazione «spero che tra qualche settimana si possa superare», di possibili nuove zone rosse «dipenderà tutto dalla curva dei contagi» e del lockdown «scelta che rivendico, se il virus fosse arrivato al Sud ci sarebbe stato un prezzo molto salato da pagare». E conclude: «Le misure adottate hanno salvato la vita a migliaia di persone. Il 10 marzo ho insistito con forza per chiudere in tutte le Regioni».

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