Estate in piscina? Sì. Ma per poche ore e su prenotazione

In Veneto il settore era già in crisi per eccesso di offerta, alti costi di gestione e diminuzione della clientela: «Puntiamo alla sopravvivenza, si dovrà cambiare mentalità»

In Veneto le piscine sono tante. Forse anche un po’ troppe. Secondo una ricerca del 2018 di Coni e Regione, in alcune aree il rapporto è di una ogni 10 mila abitanti. Già prima dello stop causato dal coronavirus il settore era in crisi sia per un calo della utenza che, soprattutto, per gli altissimi costi di gestione. Rappresentano gli impianti che «costano di più sia per la manutenzione ordinaria che per quella straordinaria – spiega Massimo Danese, capo area di Sport Management, una s.p.a.-s.s.d. che ne gestisce 40 in tutta Italia e 5 nel Veneto -. Quelle coperte sono normalmente le più onerose e, quindi oggi, per adeguarle, ci sarebbe la necessità di trasformare la ventilazione a ciclo continuo e di eliminare il riciclaggio dell’aria. Per ora non pensiamo di riaprirle prima di settembre».

Ecco, quando riapriranno le piscine?
Non lo sappiamo perché non è stato ancora deciso. Non avrebbe senso riaprire quelle indoor per un mese, perché a metà giugno si passa all’aperto e quindi ci stiamo preparando per adeguare le piscine esterne.

Con quali nuove regole sarà possibile evitare i contagi?
Nei nostri impianti si fanno quattro tipi di attività: agonistica, corsistica, fitness e ludica. Quest’ultima, che è quella dei clienti che vengono a prendere il sole e a fare un bagno, non ci sarà perché sarebbe ingestibile sotto il profilo sanitario. Per atleti e squadre, per i clienti che fanno corsi di nuoto e per chi viene in piscina per le attività con gli attrezzi, ci saranno molte limitazioni. Sposteremo gli allenamenti per l’agonismo in fasce orarie prima e dopo l’apertura ordinaria, perché hanno bisogno della piscina completa. Per chi fa nuoto libero o con istruttore, l’accesso alle corsie sarà limitato a 6 o 8 utenti, che dovranno arrivare con la mascherina fino a bordo piscina, non potranno sostare sotto i muretti fra una vasca e l’altra e nemmeno parlare con gli altri nuotatori. I clienti saranno formati dal nostro personale, ma sono certo che si adatteranno senza problemi pur di tornare in acqua.

Saranno utilizzati gli spogliatoi?
Resteranno chiusi, a parte i servizi igienici. Ci sarebbero problemi insormontabili di assembramento e sanificazione. I clienti dovranno lavarsi a casa, come si usa nel mondo anglosassone, e si cambieranno in tende che installeremo all’aperto.

C’è il rischio di contagio nell’acqua della piscina?
È escluso perché è trattata con il cloro in misura pari a tre volte quella necessaria per la disinfezione ordinaria.

Prevedete limitazioni agli accessi agli impianti?
Non credo che saranno necessari visto che non ci sarà la quota di clienti “bagno e sole”. Ci saranno però percorsi differenziati per entrata e uscita, accessi solo su prenotazione, orari di apertura più lunghi e i cosiddetti biglietti brevi, che consentono cioè la permanenza da due ore a mezza giornata.

L’esclusione della clientela per così dire commerciale avrà una ricaduta sul fatturato?
Peggio ancora: ci sarà una drastica riduzione delle entrate, che colpirà soprattutto i parchi acquatici. La loro principale attrazione sono gli scivoli, che sarebbero impossibili da sanificare e ingestibili sotto il profilo del distanziamento. Le piscine invece dovranno adeguare i propri obbiettivi, accontentandosi intanto dell’obbiettivo di sopravvivere pareggiando i costi.

Quali richieste fate al governo?
Il sindacato dei gestori di piscine, il SIGIS, di cui Sport Management fa parte e che è presieduto dal nostro presidente, il professor Sergio Tosi, ha messo a punto un elenco di istanze che sarà trasmesso al Ministero. La prima è la riapertura il 15 giugno, con una prima fase per gli impianti all’aperto. Chiediamo anche la sospensione per un anno delle bollette di acqua, luce e gas, che per noi sono molto pesanti. In considerazione poi che gli impianti che gestiamo sono per la maggior parte di proprietà pubblica, proponiamo che tutti gli adeguamenti del dopo Coronavirus siano a carico degli enti concessori. Con cui vorremmo anche poter rinegoziare le concessioni su canoni, periodi di gestione, interventi migliorativi. Per gli impianti costruiti in project financing invece vorremmo ottenere il prolungamento della durata dei contratti.

Chiederete anche aiuti economici?
Puntiamo al blocco dell’IVA, ad aiuti per la riapertura autunnale degli impianti indoor, a contributi a fondo perduto.

Sarà diverso andare in piscina anche dopo la fine dell’epidemia?
Ci aspettiamo una nuova mentalità da parte dei nostri clienti, che dovranno essere preparati e disponibili a controlli, a fornire autocertificazioni sanitarie, a usare gli spogliatoi con il rispetto delle distanze e la separazione delle docce. È un piccolo prezzo da pagare a fronte di tutti i benefici che assicurano le attività in piscina.

(ph: Shutterstock)