“Agiamoadesso”, il movimento anti-pandemia sociale: «Manifestazioni in tutta Italia»

Nasce sul web da una trentina di gruppi territoriali un fronte «al di fuori di tutti i partiti» che chiede «più Stato, l’uscita dalla Ue, una moneta pubblica e sovrana»

Se li chiamate i Gilet Gialli contro la pandemia sociale non si offendono, anche se non cercano «nessuna prova di prova con lo Stato, anzi noi vogliamo più Stato», e nel codice etico sottolineano più volte il rifiuto di ogni forma di violenza. Il loro slogan è «Noi siamo il Popolo», che tuttavia non ha a che fare con l’omonimo movimento di destra populista tedesco («assonanza casuale, certe etichette lasciano il tempo che trovano»). Dopo una gestazione di due settimane, sul sito agiamoadesso.org prende vita – spiega uno dei coordinatori, il ristoratore torinese Nicola Di Tinco – «un’unione di una trentina di gruppi informali, non partiti nè associazioni, che rapprentano tutto il mondo produttivo, del lavoro e delle partite Iva, dai commercianti agli agricoltori» per «manifestare il dissenso popolare». Non soltanto contro la gestione dell’emergenza economica da Coronavirus, ma anche riguardo «problemi che già c’erano e che l’epidemia ha aggravato, agendo come un acceleratore». Lo scopo di una rete che si va costituendo in vari punti in tutta Italia (in Veneto, c’è una referente a Padova) è, nell’immediato, «organizzare a partire dal 4 maggio manifestazioni pubbliche per il momento individuali e locali, anche se in prospettiva pensiamo anche a manifestazioni nazionali».

Come farete con il divieto di assembramento?
Per ora ogni cittadino che aderirà agirà individualmente, nelle forme più varie.

Manifesterete a Roma, in futuro?
Non ci interessa andare allo scontro. Andremo avanti a oltranza, coordinando a livello nazionale le iniziative locali.

Nel vostro programma parlate di aiuti economici immediati come «in altre nazioni», di uscita «immediata» dall’Unione Europea e di ritorno alla sovranità monetaria, di ridefinire tutti i trattati internazionali e di «partecipazione diretta alla gestione dello Stato di tutte le componenti produttive, sociali e territoriali». Come concretizzarlo, visto che gli Stati erogano aiuti diretti stampano moneta propria, come l’Inghilterra o gli Stati Uniti, e per gli altri punti bisognerebbe cambiare la Costituzione, il che implica avere una forza politica capace di farlo?
Proprio la Costituzione chiarisce all’inizio che l’unico soggetto sovrano è il popolo. Noi vogliamo sensibilizzare la popolazione sui meccanismi per riprenderci la sovranità, visto che di fatto l’Europa non è un’unione ma vede al suo interno regole diverse. Com’è possibile, ad esempio, che l’Olanda o il Lussemburgo siano paradisi fiscali? Le altre nazioni a cui facciamo riferimento sono quelle che hanno una moneta pubblica. Purtroppo i cittadini applicano alla finanza pubblica la mentalità del privato, mentre la moneta è, o dovrebbe essere, anche tua. Invece la Bce funziona come una banca privata, ecco perchè il governo ha le mani legate, dovendo sottostare a una Ue che propone tutte soluzioni a debito. Quel che contestiamo a Conte è che non prenda in considerazioni altre vie.

C’è qualche sponda nelle opposizioni?
No, per noi i partiti sono uno dei problemi, e qui bisognerebbe intervenire sulla Costituzione. Quello partitico è un sistema verticistico a cui il cittadino dà una delega in bianco, che spesso viene disattesa. Con la “partecipazione” intendiamo il modello svizzero, con assemblee locali che distribuisca il potere legislativo alle categorie e anche ai singoli cittadini, che possono farsi portatori di istanze direttamente.

Il vostro programma ricorda molto quello dei Gilet Gialli francesi.
In molti punti sì, ma chiariamo subito che la violenza è inaccettabile, oltre che controproducente.

Il vostro sembra il classico movimento di protesta temporaneo che rischia di risolversi in un fuoco di paglia, se nessuna forza politica poi si incarica di rappresentarne le idee.
La vera politica è proprio questa, quella che sale dal basso. Ora non possiamo sapere cosa sarà possibile fare in futuro, per ora la strada percorribile è sensibilizzare. Se vedremo che non porterà risultati, cambieremo strategia.