Meno affetti e affari, il terrore da Covid 19 ci tiene a distanza dalla vita

Se già nell’era pre-coronavirus la fiducia negli altri era bassissima, d’ora in avanti le difficoltà di incontro ci renderà ancora più soli. E più poveri (al netto della crisi economica)

Il rapporto Censis, diffuso prima del Coronavirus e della quarantena di massa, fotografava un’Italia sfiduciata verso il prossimo e ripiegata sulla famiglia. Ne riprendiamo un passaggio significativo: Stress esistenziale, disillusione e tradimento originano un virus ben peggiore: la sfiducia, che condiziona l’agire individuale e si annida nella società. Il 75,5% degli italiani non si fida degli altri, convinti che non si è mai abbastanza prudenti nell’entrare in rapporto con le persone (tab. 4). Così, il 48,6% degli italiani dichiara di avere subito nel corso dell’anno almeno una prepotenza in un luogo pubblico (insulti senza un apparente motivo, spintoni, ecc.), il 43,7% si sente molto insicuro, quasi minacciato nelle strade che frequenta abitualmente, il 25,7% ha litigato con qualcuno per strada o in luoghi pubblici”. Il rapporto continuava sostenendo che questa sfiducia generalizzata era un effetto della crisi del 2008, divenuto cronico con la conseguente disoccupazione di massa (mai riassorbita) e la perdita del potere d’acquisto.

Il coronavirus non fa che peggiorare ulteriormente questo quadro: ai 4 milioni di neo-disoccupati dovuti alla chiusura dei luoghi ludici e ricreativi e alla sospensione del settore turistico, si aggiunge una perdita del 20% del Pil (per dare un’idea, la stessa percentuale bruciata nel 2008 e mai recuperata), ma questo è ancora un peggiorare di problemi già noti. La novità è la paura che l’altro, oltre a raggirarci economicamente e sentimentalmente, sia un veicolo di contagio, un portatore inconsapevole di morte. Questo nuovo terrore spezza proprio quello che il Censis nel rapporto 2019 indicava come l’ultimo baluardo di sicurezza rimasta: la famiglia. Roccaforte della solidarietà affettiva ed economica, la famiglia si basa sulla prossimità fisica e il mutuo aiuto pratico, prassi quotidiane che il Covid e i decreti d’emergenza del governo hanno prima sospeso (divieto di uscire di casa, divieto di spostarsi fuori dal proprio comune, ecc) e che le nuove norme sul distanziamento sociale permanente renderanno la nuova normalità. Metro di distanza, mascherine, guanti, quarantene a quartiere-città-regione appena risale la curva dei contagi, questa nuova normalità inevitabilmente spezzerà definitivamente la quotidiana attività di cura, aiuto lavorativo ed economico su cui si reggeva l’equilibrio precario di molte famiglie. Pensiamo alle madri lavoratrici single che portano il proprio figlio dai nonni per poter lavorare, agli anziani non autosufficienti che abitano soli e i cui figli fanno avanti e indietro più volte al giorno per coniugare il lavoro con il dovere di badare al proprio caro ad esempio.

Se la famiglia crolla, fuori dalla famiglia la situazione è molto peggiore: chi per lavoro o per altre necessità ha attraversato i centri cittadini si è accorto che è l’atmosfera ad essere totalmente mutata. Persone che cambiano marciapiede se vedono qualcuno avvicinarsi, negozi in cui si entra contingentati e i cui commessi controllano non si violi il fantomatico metro di distanza fra una cliente e l’altro, amici e persino fidanzati che camminano a un metro di distanza per evitare problemi con le forze dell’ordine e la disapprovazione sociale dei -pochissimi- comuni cittadini attorno a loro. Un clima di controllo e autocontrollo soffocante, che spinge a rimanere chiusi in casa piuttosto di uscire per essere controllati e doversi autocontrollare continuamente come se si fosse degli untori. Peggio ancora sono diventati i luoghi di lavoro, tradizionalmente posti dove oltre al procacciarsi un reddito si creavano conoscenze, amicizie, talvolta rapporti sentimentali: le nuove normative con il metro di distanza, la turnazione nelle mense per evitare l’assembramento, ecc impediscono la comunicazione fra colleghi, base necessaria per creare legami di fiducia. Vale la pena di ripeterlo: questo quadro non è temporaneo, ma è la nuova normalità, almeno finché non si troverà un vaccino (tempo stimato 2 anni). Le aziende e il marketing si sono già adeguate: le nuove campagne pubblicitarie hanno come valore la bellezza della solitudine, lo star bene con se stessi, la sicurezza dell’essere a casa soli consumando prodotti consegnati a domicilio.

Se le aziende devono fare di necessità virtù e pur di vendere il loro prodotto idealizzano la solitudine casalinga, fuori dalla bolla del marketing qualcuno comincia a chiedersi quale costo abbia la sospensione a tempo indeterminato dalla socialità. I primi sintomi cominciano ad essere studiati ora: la rivista Lancet psichiatry parla di un aumento esponenziale di sintomi depressivi causati da isolamento sociale, l’aumento del consumo d’alcool, di disordini alimentari e di disturbi del sonno, di tachicardie e attacchi di panico, stimando i 2/3 della popolazione sottoposta a quarantena abbia almeno uno di questi problemi in forma più o meno grave. Problemi che la fase 2 non risolve ma cronicizza, poiché separa in maniera permanente gli individui attraverso il distanziamento sociale, rendendo difficile (talvolta impossibile) il generare nuovi rapporti e quindi ricreare quella fiducia nell’altro necessaria tanto al nostro benessere sentimentale che a quello economico. Sì, perché questo problema nessuno se lo è ancora posto: come si possono pensare investimenti finanziari, fondare imprese a più soci, creare partnership, ecc se l’incontrarsi è difficoltoso e quando ci si incontra lo si fa con mascherina e rigorosamente a distanza? Chiunque abbia lavorato nell’ambito finanziario sa benissimo che un affare si può progettare a distanza, ma si conclude sempre e solo guardandosi negli occhi. Piaccia o no al governo e al comitato tecnico scientifico, a cui il primo ha delegato la progettazione della socialità pandemica, l’uomo è un animale fisico che ha bisogno di presenza e contatto, poco importa se per fondare una famiglia o un’azienda.

(ph: shutterstock)