«Commercianti in piazza da punire»: il post che ha fatto imbestialire mezza Vicenza

Un caso il messaggio su Fb di un fan del centrosinistra berico. Chat di negozianti e titolari di locali ribollenti di rabbia

Ieri sera, venerdì 1 maggio Festa dei Lavoratori, sulla pagina Facebook dell’associazione “Vetrine del Centro Storico di Vicenza” compare lo screenshot di un post che anzichè solidarizzare con i commercianti che hanno manifestato a Campo Marzo, conteneva il seguente messaggio: «E’ semplice. Nomi e cognomi di tutti i commercianti che oggi hanno manifestato a Vicenza, nonostante i divieti. Controllo di libri contabili, emissione scontrini e dichiarazione dei redditi (del passato, ma anche in futuro). Multa per qualsiasi sgarro, tutte destinate alla creazione di nuovi posti in terapia intensiva al San Bortolo. E poi vediamo se gli evasori hanno ancora il coraggio di piangere». Naturalmente il gruppo di negozianti era scandalizzato e commentava così: «E poi esistono anche questi “Post”! Questo signore nel totale disprezzo della nostra categoria l’ha pubblicato, ma poi cancellato. Vediamo con piacere che ci sono 68 mi piace e non commentiamo altro. Al contrario di noi che ci mettiamo la faccia, lui non ha avuto il coraggio delle sue azioni cancellando il post! I nostri complimenti». Il signore in questione, l’autore del post incriminato, risponde al nome di Giulio Bernardi. Privato cittadino, di professione bancario, durante l’ultimo mandato di Achille Variati sindaco, da vicepresidente delll’associazione no-profit Centro di Cultura Fotografica ha curato alcuni progetti in collaborazione con il Comune, ed è noto per le sue simpatie di centrosinistra.

Le parole di Bernardi hanno scatenato un putiferio, circolando all’impazzata nelle chat dei gruppi di commercianti di Vicenza e provincia che è un eufemismo definire imbufaliti. Anche per i like di apprezzamento di qualche consigliere comunale, ex assessore ed esponenti vari del mondo del centrosinistra berico. Fin qui la notizia. Che è una notizia non tanto per le “faccine” o i commenti a sostegno (non più visibili perchè l’autore ha tolto il post e per sicurezza si è tolto da Facebook e da tutti i suoi social), ma per il significato che sta dietro a quella che non è una voce dal sen fuggita. Nella campagna elettorale del 2018 ci siamo già dovuti sorbire una mini-caccia alle streghe di una pochezza disarmante per alcuni like dell’allora candidato sindaco di centrodestra, Francesco Rucco, a post dai contenuti fascisteggianti. La leggerezza, più o meno grave a seconda dei contesti, di apporre il proprio “mi piace” un po’ ad mentula canis è una scivolata in cui si può incorrere facilmente. Chi è senza peccato scagli il primo like. Ma il punto qui è un altro.

E’ il modo di pensare arrogante, insensibile, facilone e irrispettoso che alligna in un certo milieu del centrosinistra molto liberal, molto democratico, che presume di sapere come va il mondo e distribuisce colpe e responsabilità con la sicumera di chi non dimostra di essere nè liberal e nè democratico. Sono i saputi che ironizzano su qualsiasi cosa si muova e poi, quando si presenta l’occasione, rovesciano l’ironia in un frizzante sarcasmo da ispettori della buoncostume civica. O da ispettori della tasse, in questo caso. Non vale neanche la pena entrare nel merito dell’idea in base alla quale, mentre i titolari di imprese commerciali, le più colpite dalla quarantena, rischiano di lasciare a casa i dipendenti o addirittura portare i libri in tribunale per fallimento, il pregiudizio radicato secondo cui sarebbero tutti una manica di evasori porta non soltanto a non considerarne minimamente la protesta, ma a evocare una ritorsione di massa per mano del fisco (sia detto per inciso: posto che l’evasione sia così diffusa, e certamente non è un fenomeno raro, bisognerebbe anche chiedersi il perchè, e proprio la sua diffusione dovrebbe escludere la condanna generalizzata della “disonestà”: tutti tutti disonesti, gli imprenditori? Miseria di certa sinistra).

Il caso, in realtà piccolo se vogliamo, di una tale pisciata fuori dal vaso descrive bene il vaso, il contenitore in cui sono di regola ammessi fra le schiere di centrosinistra “coloro che benpensano”, come recitava il testo di una canzone. Gli insopportabili moralisti col sorrisetto stampato che fanno perdere voti più di quanti non ne guadagni già di suo il centrodestra che all’opposto, per quel suo individualismo un po’ straccione, spesso cavalca la mancanza di civismo che fa sempre cassa alle urne. Ma i commercianti vicentini cos’hanno fatto? Hanno esercitato uno dei diritti più sacri: manifestare pacificamente. Un diritto difficilmente comprimibile, tanto è vero che il prefetto aveva chiesto cortesemente di astenersi, senza giungere a vietare alcunchè. Quanto al signor Bernardi, avrebbe dovuto fare una cosa semplicissima: scrivere un altro post, scusandosi. Invece no: ha preferito sparire.