#Dateciunfuturo, la campagna social di acconciatori ed estetisti veneti

Acconciatori ed estetisti veneti non ci stanno ad aspettare fino all’1 giugno per poter riaprire e così parte una campagna veneta per chiedere più elasticità al governo. Dopo l’iniziativa singola di un salone di Padova, ora Confartigianato Imprese Veneto coordinerà la protesta. «Ci negate il futuro. Se non c’è fiducia prendetevi le nostre imprese #Dateciunfuturo». E’ questo lo slogan della nuova campagna social dell’acconciatura ed estetica di Confartigianato Imprese Veneto al via da oggi e che, sin dalle prime ora, è già virale su Facebook.

«Abbiamo chiesto a colleghi e clienti – spiega in un comunicato Ennio Mazzon (in foto) , Presidente dell’acconciatura e dell’estetica di Confartigianato Imprese Veneto – di condividere il più possibile il banner della nostra campagna, abbiamo proposto inoltre di stampare il volantino e farsi un selfie a casa, davanti al negozio oppure al suo interno, postando la foto sui social con l’hashtag #Dateciunfuturo”. Una rivolta nel pieno rispetto del distanziamento sociale e delle regole di uscita da casa per continuare la pressione verso il Governo per una nostra rapida apertura. Un ulteriore mese di chiusura non è economicamente sopportabile dalle nostre imprese che rischiano di dover “deporre” spazzole, forbici, limette e tutto il resto dell’attrezzatura».

«L’incomprensibile ed inaccettabile decisione del Governo di rinviare al 1° giugno la riapertura di acconciatori e centri estetici, amplia le perdite di fatturato delle imprese regolari a cui si sommano gli effetti della concorrenza sleale del sommerso – prosegue la nota -. Nel settore dei servizi alla persona e attività artistiche e di intrattenimento, nel quale sono ricompresi gli acconciatori e istituti di estetica, il tasso di irregolarità del lavoro è del 26,3%».

«Il mancato inserimento del settore dell’acconciatura ed estetica nell’allegato 3 del Dpcm dello scorso 26 aprile aggrava il già pesante bilancio delle perdite: quella legata alla chiusura prolungata fino al 1° di giugno è pari a 26 milioni di euro per le 2277 aziende artigiane della provincia ed i loro 4900 addetti, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio studi di Confartigianato. Si tratta del 26,5% del fatturato annuo! Così non è possibile garantire la sopravvivenza delle nostre imprese e pertanto, – conclude il presidente- auspichiamo che il Governo, in considerazione delle esigenze, adotti a brevissimo strumenti normativi adeguati a tutelare il tessuto socio-economico del nostro Paese e finalizzati a una rapida ripresa in sicurezza di tutte le attività economiche, con conseguente superamento – conclude la nota – del concetto di pericolosità sulla base della classificazione ATECO delle attività».