L’imprenditore di Vò: «Il governo ci tolga le tasse del periodo di quarantena»

Toniolo, titolare di un’azienda vitivinicola: «L’Europa? Non difende il Made in Italy, è solo una Germania che vuole conquistarci un’altra volta»

Testimonianze dalla pandemia economica. Michael Toniolo è titolare dell’azienda vitivinicola “Parco del Venda” e coltiva circa cinquanta ettari di vigneto, tutti situati nella zona Doc del Parco Regionale dei Colli Euganei, fra i comuni di Cinto Euganeo, Galzignano Terme e Vo’, primo focolaio di coronavirus in Italia assieme a Codogno in Lombardia. Al suo fianco una quindicina di collaboratori con cui produce oltre 350 mila bottiglie all’anno, dal Cabernet al Merlot passando per il Prosecco.

Come avete vissuto la prima esperienza di zona rossa?
All’inizio abbiamo vissuto una situazione da film, siamo passati, dal giorno alla notte, da una situazione normale a una situazione a dir poco complicata, anche a livello mentale. Anche per tutti gli aspetti riguardanti l’azienda, con i nostri collaboratori impossibilitati a recarsi al lavoro.

In paese si percepiva la gravità della situazione? C’era diffidenza tra le persone o spirito solidaristico?
I primi tre giorni sono stati difficili per tutti, dopodiché c’è stata vera coesione e devo dire che la quarantena forzata si è rivelata un motivo per conoscere altre persone del paese che prima non conoscevo. A livello umano questo lo considero un lato positivo della vicenda. Nella sfortuna, noi di Vo’ siamo stati fortunati perché fin da subito ci hanno controllato con i tamponi e siamo diventati così, in tal senso, una sorta di “bolla” protetta. All’inizio eravamo arrabbiati per la privazione della nostra libertà, dopo invece ci siamo sentiti dei privilegiati rispetto ad altri.

La sua azienda quanto ha subito il contraccolpo economico dell’emergenza sanitaria?
Le prime due settimane dall’inizio dell’epidemia siamo stati chiusi completamente, con vendite zero. Bisogna tener presente che l’emergenza coronavirus si è verificata in un periodo molto favorevole per il nostro settore. Con la primavera e la bella stagione, la domanda di ristoranti, alberghi e bar aumenta, tra cresime, matrimoni e cerimonie varie, in più c’è stata la Pasqua. In una situazione normale i Colli Euganei, come la zona di Abano Terme, e i relativi esercizi pubblici sarebbero stati particolarmente vissuti nel periodo.

I cittadini privati, invece, come hanno risposto?
A differenza di bar, ristoranti e alberghi, che purtroppo hanno dovuto sospendere le attività, i cittadini devo dire che per quanto ci riguarda non hanno rinunciato a un buon bicchier di vino standosene forzatamente a casa. Noi da sempre facciamo consegne a domicilio, soprattutto su Padova, Verona e Rovigo, e devo dire che la risposta dei nostri clienti in termini di ordini è stata molto buona, con un aumento dei consumi “privati”.

La situazione emergenziale ha cambiato il rapporto con i suoi collaboratori?
I miei collaboratori sono stati molto disponibili, nessuno si è sottratto, nessuno ha pensato minimamente di dire “non vengo a lavorare perché è pericoloso” e di questo li ringrazio. Non siamo solo un’azienda, siamo una famiglia allargata, tutti in prima linea, seppur con tutte le precauzioni del caso, per crescere assieme anche nell’emergenza.

Secondo lei il governo come sta gestendo l’emergenza sanitaria? Da imprenditore è soddisfatto delle misure economiche adottate finora?
Assolutamente no. Dare seicento euro alle partite Iva significa prenderle in giro, perché un’azienda come la mia, anche se rimane chiusa, ha dei costi vivi di gestione. Basti pensare all’energia necessaria per refrigerare il vino e alle altre lavorazioni. Io non voglio i seicento euro. Voglio che il governo mi tolga le tasse sul periodo che non ho monetizzato. Che mi tolga, ad esempio, l’Iva sulla corrente elettrica, che mi metta nelle condizioni di non pagare l’assicurazione o il bollo auto dei mezzi aziendali nel periodo di stop. Gli imprenditori non li freghi con lo specchietto per le allodole…

E di Zaia che ne pensa?
Zaia è stato fin da subito positivo, la percezione che ho è che si stia comportando bene, è presente e in Veneto la situazione è gestita bene, mi pare sia sotto controllo.

Come si sta comportando l’Europa nei confronti dell’Italia?
Io sono un anti-europeista da sempre. L’Unione europea non salvaguarda le peculiarità, le specificità dei territori, nel nostro caso il Made in Italy. A me piace parecchio viaggiare, scoprire realtà nuove; all’estero si illuminano gli occhi delle persone quando vedono un italiano, perché vantiamo tante eccellenze, che molti ci invidiano e che a livello comunitario non sono rispettate. Nell’ambito dell’agricoltura, del vino, del turismo. Non esiste il Made in Germany, esiste il Made in Italy. Un motivo ci sarà. Non abbiamo bisogno di una Unione europea con una Germania che ci vuole conquistare ancora una volta…

La Cina per voi è un mercato?
No. Siamo un’azienda che produce prodotti di altissima qualità e la nostra filosofia non è improntata solamente sul vendere e guadagnare. Attraverso il nostro vino vogliamo raccontare una storia, una tradizione, trasmettere un’emozione. La nostra filiera va dalla vite alla bottiglia. Tutti aspetti che non possono essere “massificati” e che devono essere raccontati e spiegati in modo adeguato. I cinesi non hanno una cultura simile alla nostra, non hanno nemmeno la nostra concezione di cucina, quindi non possono capire l’importanza che noi italiani diamo all’enogastronomia, salvo qualche nicchia ristretta.

Il mercato del vino veneto ne uscirà più forte o più debole da questa situazione?
In questi momenti la qualità paga sempre. Tutto sommato, il Veneto offre prodotti di altissima qualità a prezzi abbordabili, che manterranno il loro spazio nel mercato. Anzi, c’è chi in questo contesto è spinto a produrre ancora di più, per fare nuovo business.

Quale sarà il rapporto con gli altri Paesi esteri nell’ambito dell’export? C’è chi speculerà sull’emergenza sanitaria, usandola come pretesto per non fare affari con le aziende venete?
No, non credo che nessuno speculerà in questi termini. Proprio ieri mi ha chiamato un cliente estero per fare un ordine importante. Noi esportiamo circa il 20% dei nostri prodotti, soprattutto in Svizzera, Austria, Repubbliche baltiche e Vietnam, in quest’ultimo Paese tramite un commercialista vietnamita che si è stabilito in Veneto e che si è creato una nicchia di mercato di prodotti d’eccellenza. Non ci risulta che nei nostri confronti sia cambiata la percezione dei clienti esteri. Anzi, se devo dirla tutta, ho avuto un paio di clienti italiani e ignoranti che non hanno più voluto il vino perché prodotto a Vo’ Euganeo. Due clienti su una moltitudine equivalgono a zero ma casi di diffidenza li ho vissuti fatalità proprio con degli italiani.

Che significato ha assunto per lei il 1° maggio appena passato?
Partendo dal presupposto che io lavoro sempre perché mi diverte farlo rispetto a non fare nulla, credo che questa “festa” assuma più significato di tutte le altre. Forse, con tutte le misure di sicurezza necessarie, si poteva ripartire prima. La mia preoccupazione è che tanti lavoratori possano perdere l’occupazione. E invece bisogna lavorare, perché se non ci sono persone che guadagnano non ci sono persone che comprano. È talmente semplice che pare ci sia chi non lo capisca.