Sanità, FP Cgil Veneto: «Rischioso riaprire il 4 maggio»

«Non abbiamo alcuna incertezza nel considerare necessaria la graduale ripresa delle attività sanitarie sospese dal mese di marzo, come non abbiamo dubbi nel valutare positivamente il documento sulle linee guida che la regione ha predisposto ed inviato alle Ulss per renderle effettive, al netto di sfumature poco significative» afferma in un comunicato Ivan Bernini, segretario generale della FP Cgil del Veneto – è fondamentale definire modalità di ripresa adeguate ed omogenee in tutte le aziende Ulss, considerando la necessaria sicurezza per lavoratori e cittadini atte a contenere il rischio di ripresa di focolai epidemici da COVID 19».

«L’emergenza Covid-19 ha rappresentato drammi nel dramma: per i lavoratori che si sono trovati ad affrontare un’emergenza senza precedenti. Per coloro, e sono tanti anche nella nostra regione, che hanno vissuto direttamente la morte e la malattia. Per migliaia di cittadini che in ragione dell’emergenza hanno visto slittare prestazioni di salute acuendo preoccupazioni, dolore e malattia. Per queste ragioni non possiamo che condividere l’impostazione di fondo che prepara la riapertura delle attività sanitarie nella logica della massima sicurezza per lavoratori e cittadini.

«L’elemento che ci preoccupa, – prosegue Bernini – anche e soprattutto alla luce delle linee guida presentate, è la reale possibilità di renderle efficaci e concretamente realizzabili nel lasso di tempo intercorso tra la presentazione alle aziende e la data del 4 maggio. Indicare che è “indispensabile ripensare e ridefinire radicalmente i processi organizzativi e assistenziali, gli spazi e l’articolazione delle diverse attività sanitarie e amministrative all’interno delle strutture aziendali” richiama concretamente a questioni che sulla carta possono apparire di facile applicazione ma nei fatti possono essere addirittura impossibili. Organizzazione degli spazi e distinzioni negli accessi richiederebbero strutture con caratteristiche che la gran parte dei nostri nosocomi non hanno. E non si inventano in qualche giorno. Come, per quanto ambizioso e necessario, prevedere la presenza di operatori dedicati per regolamentare e organizzare i varchi di accesso, effettuare i controlli agli esterni, mantenere la separazione nelle aree comuni, operare il triage “covid” nei pronto Soccorso, richiede numeri di personale e preparazione in termini di formazione che pongono altrettanto quesiti. Ed è indispensabile che tutte le aziende, nessuna esclusa, abbiano un univoco piano di programmazione ed applicazione delle procedure che non lasci spazio alle improvvisazioni».

Secondo Bernini «queste cose le fai materialmente con le persone e con i lavoratori che poi dovranno applicarle. Per questo, accanto alla preoccupazione sui tempi stretti, riteniamo necessario che tale riapertura debba essere oggetto di partecipazione sindacale, attraverso un confronto stretto con il sindacato a livello aziendale, con gli RSU e i Rappresentanti per la Sicurezza. Ci sono troppi segnali che ci dicono che le aziende considerano questi incontri come non dovuti o, peggio, li considerano perdite di tempo. Da parte nostra continuiamo a volere come tutti la ripresa di una “normale attività” seppur in convivenza con il Covid nei tempi più brevi possibili. Ma consapevoli di quello che hanno passato i lavoratori in questi due mesi, che per parte delle strutture non ospedaliere non è ancora finito, non è venuta meno la nostra priorità nel considerare che tutto deve avvenire in condizioni certe di sicurezza e piena tutela per chi lavora. Non vorremmo, viste anche le imprudenti dichiarazioni di queste ore da parte di un autorevole dirigente aziendale, che un’eventuale ripresa o diffusione del virus fossero fatte ricadere sui lavoratori della sanità, e riteniamo opportuno evitare un ritorno al passato anche rispetto a possibili situazioni nelle quali i lavoratori siano oggetto di aggressioni fisiche e verbali nell’esercizio del loro lavoro».

«Noi, con i lavoratori – conclude Bernini – vogliamo continuare a collaborare affinché “tutto vada bene” e ci sia la ripresa, ma le aziende devono porsi con reciprocità. È legittimo da parte loro “fare da soli” ma sarebbe un atteggiamento miope che ci riporta con le lancette all’indietro di due mesi. Sarebbe un messaggio esattamente opposto a quel ringraziamento che hanno rivolto al personale e che nega il coinvolgimento proprio di coloro che hanno reso possibile la gestione al contrasto Covid in misura significativa rispetto ad altre realtà del Paese».

Tags: