Zonin e l’escamotage delle dichiarazioni spontanee

Dal 19 maggio riprenderanno le udienze del processo sulla Banca Popolare di Vicenza. Ma l’ex presidente potrà non rispondere a eventuali domande dell’accusa

Il 19 maggio riprenderà il processo sulla Banca Popolare di Vicenza. Sulle 70 udienze già tenute ci sarebbe tanto da dire e qualche cosa su queste colonne ho già scritto. Qui vorrei però fare alcune considerazioni. da garantista quale sono sempre stato, sul cosiddetto “garantismo”. In generale, com’è ovvio, la possibilità di appello è sacrosanta. Qualche perplessità viene sulla possibilità di ricorrere in Cassazione, visto l’abuso che ne fa. Senza contare l’imbarazzo di vedere certi casi analoghi finire con giudizi e pene molto differenti.

Venendo al caso BpVi, il già sovrano della banca, Gianni Zonin, sarà udito solo con dichiarazioni spontanee. Lo dico per quei pochi che non lo sanno: l’imputato ha tre possibilità. O non presentarsi in udienza, o presentarsi e non rispondere alle domande, oppure fare dichiarazioni spontanee. Dopo che le avesse fatte, i pm non potrebbero procedere ad eventuali contestazioni, almeno stando a chi ne sa più di me. L’esempio è l’unico processo a cui Berlusconi partecipò di persona: alla fine delle dichiarazioni spontanee, al pm che chiedeva rispondesse almeno ad una domanda, rispose picche.

A questo punto, il mio garantismo comincia a vacillare e mi sono chiesto come fosse possibile che non vi potesse essere la contestazione contestuale su quanto un imputato afferma liberamente. Il suddetto Zonin mi sembra che utilizzi tutte le norme concesse dai codici per evitare che si faccia luce sui fatti. La sua posizione è nota: si è sempre detto innocente di tutto quanto gli viene ascritto perchè non sapeva cosa stavano combinando altri. Ma se è innocente, perchè allora non rispondere alle eventuali domande dell’accusa?

(ph: Imagoeconomica)