La mancata riforma Ipab in Veneto, lo zaiano Boron: «Lo scoglio è l’Irap»

Il presidente della commissione affari sanitari: «Molti beni immobili non sono utilizzati». E sull’emergenza Coronavirus nelle case di riposo dà una stoccata: «Qualche direttore non ha adottato subito le linee guida»

«La riforma sulle Ipab è pronta. E dopo le elezioni sarà la prima in adozione». Fabrizio Boron, presidente della commissione sulle politiche sanitarie in Regione, lista “Zaia Presidente” (già assessore a Padova per un anno nella giunta Bitonci) risponde deciso alle accuse dei sindacati, Spi Cgil Veneto in primis, sulla mancata riforma per le case di riposo (leggi articolo di ieri). E si accende quando si parla di “mettere mano a certi interessi”: «Se qualcuno allude che avrei fermato la riforma perchè qualche interesse privato è intervenuto su di me ha solo una strada, andare nei luoghi deputati, la magistratura, e fare le denunce del caso. Con nomi e cognomi. Un discorso è ragionare per il bene comune, un altro è mettere sempre nel piatto la malizia che qualcosa possa esserci sotto».

«Incagliati sull’aliquota»

La riforma delle Ipab è un tema caldo, e non solo nell’emergenza Covid-19. Secondo i sindacati si è perso tempo e la Regione non ha voluto assumersi la responsabilità necessaria ad affrontare diverse problematiche nelle case di riposo. Ma Boron non ci sta e rilancia: «La Regione non ha lesinato aiuti a nessuno. E nell’ultimo assestamento di bilancio ha messo una quota a pagamento della cassa integrazione per i dipendenti Ipab». Sulla mancata approvazione della riforma, promessa nel 2015, prima ricorda ciò che la Regione ha portato avanti: «La riforma della sanità, il nuovo piano sociosanitario, le nuove schede ospedaliere, l’adeguamento dei protocolli. Di mezzo anche un lavoro non indifferente sul nuovo ospedale di Padova e poi l’unificazione delle Ulss e l’avviamento di Azienda Zero». E sulla riforma precisa che si è iniziato ad affrontarla nel 2018, quando «è stata vista e discussa in commissione, ci sono state audizioni, conferenze dei sindaci, sentite tutte le parti» . Però non si è arrivati all’approvazione: «Prima servivano la riforma sanitaria e l’accorpamento delle Ulss, siamo andati per tappe. Il problema principale è stato il fattore economico sull’unica materia in cui la Regione può intervenire cioè l’Irap: nel sistema pubblico per le Ipab è all’8.3%, nelle strutture privata poco oltre il 3%. Un gap che crea un disavanzo nel pubblico. Questo è lo scoglio da superare, perchè l’equilibratura vale quasi 8 milioni di euro: il problema era dove prenderli e che manovra finanziaria fare. La legge permette di aumentare l’imposta regionale Irap per un limite massimo di 0,9 l’anno. Noi abbiamo chiuso il cerchio nei primi sei mesi del 2019 ma poi è diventata una questione di bilancio».

Economie di scala territoriali

Il presidente della commissione ricorda anche tutte le emergenze che la Regione ha dovuto affrontare («Vaia, acqua alta, Covid»), e ribadisce i punti cardine della riforma che «nel testo generale aveva già dei comuni denominatori trasversali». Anzitutto  la salvaguardia del patrimonio pubblico delle Ipab, da un verifica ispettiva voluta proprio da Boron, si parla di circa 1 miliardo di euro: «Si tratta di beni, edifici o terreni abbandonati, che le strutture pubbliche non stanno utilizzando. Da padovano faccio un esempio su Padova: ci sono l’Ira, l’istituto Configliachi e la Breda. Perchè non pensare, in contesti territoriali omogenei, ad una convergenza per dare forza economica?» Ultimo punto, la gestione accentrata degli acquisti: «per l’Azienda Zero e potrebbe essere a servizio delle Ipab, oggi ognuno invece fa per sè». Ma i sindacati, Spi Cgil Veneto, rilanciano: con la riforma le case di riposo avrebbero avuto più strumenti per affrontare l’emergenza. E servirebbe un controllo pubblico. Boron ribatte deciso: «Parlano di costi ma si sono opposti tutti in maniera aggressiva ai due punti di un collegato della finanziaria di due anni fa, cioè porre il limite allo stipendio dei direttori delle Ipab, alcuni guadagnavano cifre assurde, e prevedere che il presidente del collegio dei revisore dei conti fosse nominato dalla Regione. Adesso chiedono il controllo pubblico?».

«Covid 19, cda case di riposo poco tempestivi»

Sull’emergenza Coronavirus difende la Regione: «Le linee guida che ha dato in termini sanitari valgono per tutti, anche per le case di riposo. E chi deve mettere in atto le misure di sicurezza? Il consiglio di amministrazione o il dirigente delle Ipab, che sono di nomina comunale, del sindaco. La riforma non avrebbe cambiato nulla. Perchè chi governa le Ipab sarebbe rimasto lo stesso». Sugli strumenti a disposizione delle case di riposo aggiunge che «le linee di credito, di capacità finanziaria o concessioni di liquidità è il governo che le attua e le ha messe in campo per tutti. Sindacati o opposizioni ora hanno cambiato idea e concordano sul fatto che i consigli di amministrazione delle Ipab devono essere nominati dalla Regione? Mi farei subito portavoce di questo». Infine sull’accusa del ritardo da Venezia sottolinea: «Detto che nel piano sociosanitario votato l’anno scorso abbiamo dato alle Ipab la possibilità, come richiesto, di nominarsi il medico competente, e che la situazione nelle case di riposo in Veneto di contagiati e deceduti è inferiore alle altre regioni, le linee guide andavano adottate dai cda e dai direttori. All’Ira di Padova, una delle più grandi del Veneto, il presidente ha chiuso subito l’accesso ai visitatori e ha contenuto il problema. Qualcuno lo ha fatto, altri no. Ritorniamo al punto di partenza: non è che i cda delle Ipab pubbliche hanno bisogno di avere una linea diretta con il sistema regionale? Forse c’è bisogno di dare un messaggio, lo porremo in discussione».