Coronavirus, cura con il plasma: cos’è, come funziona e dove si fa

Molti esperti hanno espresso pareri positivi sui primi risultati ma il Ministero della Salute frena: «Non sono ancora disponibili evidenze scientifiche robuste»

Da qualche giorno a questa parte sentiamo sempre più parlare di cura con il plasma o plasmaterapia contro il Coronavirus. Ma cos’è? Come funziona? Dove si può fare? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza tra le tante polemiche.

Cos’è

Il plasma è la parte liquida del sangue ed è composto da acqua, proteine, nutrienti ed ormoni. Ma soprattutto è ricco di anticorpi che si sono formati dopo la guarigione dal virus. Si tratta di una tecnica che viene utilizzata da oltre 30 anni ed è già stata utile in altre emergenze sanitarie come Ebola e Sars.

Come funziona

La terapia con il plasma prevede il prelievo da parte di persone guarite da Coronavirus, che abbiano sviluppato anticorpi e che siano in buona salute senza altre patologie. Il sangue quindi viene sottoposto a diversi test per garantire la sicurezza e il più alto livello di anticorpi, viene lavorato e somministrato a pazienti che sono ancora affetti dal virus. La compatibilità viene fatta sul gruppo sanguigno e avviene secondo il protocollo normalmente usato per le donazioni del sangue. I miglioramenti si dovrebbero registrare nel giro di uno o due giorni. Gli anticorpi (immunoglobuline) sono proteine coinvolte nella risposta immunitaria che vengono prodotte dai linfociti B in risposta ad una infezione e aiutano il paziente a combattere l’agente patogeno andandosi a legare ad esso e “neutralizzandolo”.

Dove viene fatto

La sperimentazione attualmente è in corso negli ospedali di Pavia e Mantova. Nuove sperimentazioni con il plasma verranno avviate anche all’ospedale di Pisa e presso l’Azienda sanitaria del Trentino. In corso test pure all’ospedale di Crema. Inoltre nella conferenza stampa di ieri Zaia ha annunciato la sperimentazione già conclusa su 12 pazienti in Veneto e la volontà di creare la banca di sangue di pazienti guariti più grande d’Italia (clicca qui per leggere).

Funziona? La posizione del ministero della Salute

Il ministero della Salute avverte che «non è ancora un trattamento consolidato, perché non sono ancora disponibili evidenze scientifiche robuste». Il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri ha spiegato che «l’orientamento è andare avanti ma sempre sulla base delle evidenze scientifiche, e a breve sono attesi primi risultati dalle sperimentazioni. Bisognerà investire su questa ricerca ed il Centro nazionale sangue Cns è già attivato. È un buon inizio e si spera di poter avere così un’arma terapeutica in più in attesa del vaccino».

Fonte: Adnkronos

(ph: imagoeconomica)

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