Banco-Bpm, Castagna: «Manovra Covid da 8 miliardi»

Risultati positivi nel primo trimestre con un utile netto di 152 milioni

Le risorse messe in campo da Banco Bpm in supporto all’economia, tra le misure della banca e quelle del governo, con Cura Italia e il decreto liquidità, corrispondono a una manovra «che potrebbe valere 8 miliardi di euro». Lo spiega l’amministratore delegato di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, illustrando le slide dei conti del trimestre. Solo le 70 mila richieste ricevute di moratoria o sospensione delle rate dei mutui e dei fidi valgono circa 1,8 miliardi. La banca ha ricevuto 35 mila richieste di prestiti fino a 25 mila euro garantiti, che potrebbero valere 800 milioni, 1,2 miliardi quelle del plafond messo a disposizione della banca.

«Non vedo potenziali fusioni a breve, né oggi siamo interessati all’m&a – continua Castagna -. Sono felice di rispondere perché fino a qualche settimana fa nessuno pensava all’m&a e ora la situazione forse ci dà la speranza che una nuova stagione si possa materializzare, ma noi facciamo il nostro meglio per portare avanti la banca su base stand alone. Dateci il tempo per ridefinire le previsioni a proposito della nostra situazione. Francamente, però, non vedo la possibilità di potenziali m&a dal nostro punto di vista, oggi non siamo interessati né concentrati sul tema. Siamo molto felici del contributo di Anima e delle performance».

Primo trimestre, risultati positivi

La banca ha registrato un utile netto di 152 milioni circa, in calo del 2,4% rispetto all’utile del primo trimestre 2019,
ma in crescita del 58,3% rispetto al quarto trimestre. Il trimestre è influenzato dall’epidemia di Covid ma il gruppo mostra un buon andamento dell’attività commerciale, erogando nel periodo 5,3 miliardi di nuovi crediti nel trimestre. Anche sul fronte della raccolta diretta ”core” (conti correnti e depositi) si registra un incremento di 2,4 miliardi, +2,7% rispetto ai volumi di fine anno. Il margine di interesse di Banco Bpm scende a 474,1 milioni dai 499,2 milioni del corrispondente periodo del precedente esercizio. L’andamento negativo del margine dipende «dall’andamento dei tassi di interesse e dal minor apporto delle attività non commerciali, oltre a un minor contributo degli interessi su crediti non performing connesso al piano di derisking realizzato negli scorsi esercizi». Il crediti deteriorati totali si attestano a 5,4 miliardi, in calo di 115 milioni rispetto al 31 dicembre 2019. Al 31 marzo 2020 il Common Equity Tier 1 ratio phased-in è pari al 14,44% rispetto al 14,76% del 31 dicembre 2019.

Fonte: Adnkronos

(ph: imagoeconomica)

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