Coronavirus: pediatri famiglia, ‘vogliamo prescrivere tamponi e fare vaccini’

Roma, 8 mag. (Adnkronos Salute) – “Vogliamo poter prescrivere i tamponi e somministrare i vaccini ai bambini, come già avviene in alcune regioni. Abbiamo la forza di una rete diffusa, capillare ed efficiente di pediatri di famiglia. Perché non usarla, proprio ora che ci si avvia verso una possibile riapertura delle scuole, per testare e tracciare i contagi, monitorare i cluster familiari, individuare nuovi focolai ed evitare il riaccendersi dell’epidemia di Covid-19?”. L’appello arriva nel corso di una conferenza stampa virtuale dal presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), Paolo Biasci.
“Dobbiamo vivere la fase 2 pensando alla fase 3, alla convivenza con il virus in una nuova normalità – afferma – Le cure primarie sono la porta d’ingresso della sanità pubblica, quei ‘medici sentinella’ dell’epidemia che in questi mesi di emergenza hanno evitato, con il triage telefonico e la gestione territoriale, il contagio massivo della popolazione e il collasso del sistema sanitario. Non possiamo permetterci di muoverci in un nuovo perimetro con vecchi schemi. In questi giorni abbiamo appreso con stupore dell’esistenza di un gruppo di lavoro formato da Anci e ministeri Istruzione, Salute, Famiglia e Lavoro che sta definendo assieme a una società scientifica di area pediatrica le norme che regoleranno gli accessi negli asili e nei centri estivi, entrando nello specifico di attività proprie dei pediatri di famiglia che in tale gruppo non sono rappresentati”.
“Dovremo produrre un inutile certificato di ‘assenza di malattie contagiose e diffusive’ per i bambini che frequenteranno asili e centri estivi – dice il presidente Fimp – e far eseguire preventivamente un tampone diagnostico? E per quale motivo sarà necessario un certificato per i bambini e non per le persone che rientrano al lavoro? Certamente così non si tutela la salute dei nostri pazienti né quella della loro rete sociale, in un momento in cui ‘patenti’ di immunità sul Covid-19 non ci sono per nessuno, grandi o piccini che siano”.
“Le cure primarie sono fondamentali per il nostro servizio sanitario – ricorda Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva – e auspichiamo che l’azione dei pediatri per una omogeneità nell’accesso sul territorio venga messa in campo in modo sinergico, anche dagli altri attori del sistema. Il Vademecum è un importante passo avanti anche in questo senso. Già prima di questa emergenza sanitaria avevamo messo in luce i limiti di un sistema sanitario frammentato che genera disuguaglianze, e del rischio legato al disegno di una autonomia differenziata. Tutti i bambini che vivono in questo Paese, tra tempi di attesa per diagnostica, visite e accesso alle terapie, devono avere il medesimo diritto alla cura. Per raggiungere questo obiettivo deve essere coinvolta la pediatria di libera scelta”.
Secondo Biasci occorre ripartire “dalle normali scadenze vaccinali, dagli screening e dai bilanci di salute per recuperare il tempo perduto. Eviteremo molti spostamenti della popolazione e limiteremo gli accessi nei nostri studi, alleggerendo al contempo il lavoro dei centri vaccinali regionali, se queste attività potessero essere eseguite nei nostri studi. Il vaccino per il Covid-19 non c’è ancora. Ma per tanti altri virus sì. Evitiamo di aggiungere a nuove malattie vecchie e perniciose epidemie come il morbillo o la rosolia”.
“Un tema caldo in questi giorni è l’uso dei Dispositivi di protezione individuale – prosegue il presidente Fimp – Dobbiamo proteggere i bambini insegnando loro a indossare le mascherine, anche per tutelare tutto il mondo di relazioni sociali che ruota intorno ai più piccoli. Il rischio che siano gli untori di domani e che, una volta riaperte le scuole, si riaccendano nuovi focolai, è molto alto. Su questo tema abbiamo preparato un poster per genitori e figli per riprendere con gradualità ma in sicurezza la vita sociale, ad esempio andando a trovare i nonni”.
“Continueremo a contribuire al contenimento della diffusione del contagio – conclude Biasci – segnalando tempestivamente i casi sospetti ai servizi sanitari locali, secondo le modalità attivate da Regioni e Province autonome. Ma dobbiamo preparare la fase 3 per gestire il cambiamento e non esserne sopraffatti, con percorsi specifici per Covid-19 in età pediatrica e regole chiare sull’ammissione a scuola, la quarantena da rispettare, i tamponi da eseguire, il tracciamento e gli esami cui sottoporre l’intera rete familiare o sociale. Come Fimp possiamo fare la nostra parte”.

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