Liquidità per partite Iva, ecco come funziona il Treviso Fund

Il vicesindaco De Checchi: «Replicabile anche negli altri Comuni con un contributo iniziale e coinvolgendo i consorzi di garanzia»

Prestiti per le microimprese e le partite Iva, ma a livello comunale. Presentato nei giorni scorsi, è questo il progetto sperimentale avviato dal Comune di Treviso, chiamato “TrevisoFund”. Con contributo di partenza di 200mila euro, nelle intenzioni dell’amministrazione andrà a generare finanziamenti per quasi 2 milioni 500mila euro, grazie ai consorzi di garanzia e agli istituti di credito. Il primo ad aver aderito è CentroMarca Banca. Il fondo ha un tasso fisso di 0,70 e prevede finanziamenti da 10 mila ai 3 5mila euro per una durata di 6 anni. «Perchè Treviso? Perchè siamo più bravi e ci abbiamo pensato prima degli altri», scherza, ma non troppo, il vicesindaco della giunta di centrodestra Andrea De Checchi, tra le cui deleghe assessorili c’è anche quella alle attività produttive. Che in prima battuta non si fa mancare una stoccata al governo: «Ha cercato di far fronte alle necessità di liquidità delle imprese, ma i soldi non sono arrivati, le banche non danno grandi certezze, forse perchè lo stesso governo non le dà, e l’aspetto burocratico per avere il finanziamento è particolarmente pesante».

«Un aiuto per ripartire»

«Tutti gli interventi avviati finora sono passivi, cioè di sospensione dei pagamenti come gli affitti – spiega l’assessore – ma sono costi che comunque le imprese dovranno sostenere. E quando l’attività ripartirà ricomincerà ad avere una serie di spese, dipendenti, utenze, con il fatturato che, anche per il distanziamento sociale, non potrà essere quello di prima. La ripartenza quindi sarà decisamente appesantita e ci sarà una necessità primaria: avere liquidità, cassa». Così si arriva al TrevisoFund, con i cofidi (consorzi di garanzia) delle categorie economiche, artigiani e commercianti, nelle vesti di garanti, il Comune che mette il contributo iniziale e la banca come erogatore «con un effetto moltiplicatore importante – continua De Checchi – ovvero l’amministrazione mette 200mila euro, i consorzi generano capacità di prestito per 1,2 milioni di euro e l’istituto di credito, in questo caso il CentroMarca Banca, eroga il doppio: quasi 2,5 milioni di euro». I soldi sono riservati a partite Iva con sede operativa in città. Il tasso fisso a 0,70 «sarà la metà di quello del governo senza alcun tipo di commissione di istruttoria, per 6 anni con due di preammortamento. Significa che per i primi due le imprese pagheranno circa 20 euro al mese, ovvero solo gli interessi, per la somma più alta, 35 mila euro». Anche l’iter per il prestito è semplificato: «Il minimo per un’operazione di banca quindi misura camerale, documenti di identità, antiriciclaggio».

«Ci hanno chiamato sindaci da tutta Italia»

Sui criteri di erogazione l’elemento fondamentale è essere in difficoltà causa Coronavirus: «E’ un aiuto finanziario per dare liquidità alle attività che prima funzionavano e che sono state bruscamente interrotte dal Covid. Se qualcuno aveva bilanci negativi nei due anni precedenti ed era già in difficoltà dovrà cercare un altro tipo di finanziamento, non perchè non sia meritevole di aiuto ma perchè questo ha una finalità precisa. Andrà ad esaurimento della somma disponibile ma speriamo che possa essere emulativo da altre realtà. E comunque stiamo già valutando un TrevisoFund 2, con un ulteriore finanziamento comunale». L’iniziatva, dice De Checchi, ha suscitato immediato interesse, tanto che il giorno del lancio in Comune sono arrivate già una sessantina di domande, «anche se vanno presentate e saranno valutate da consorzi di garanzia e banche e quindi non conosciamo esattamente il numero. Si tratta comunque di microimprese, commercianti e artigiani». Il TrevisoFund ha attirato l’attenzione di altre città: «Ci hanno chiamato sindaci da tutta Italia. Ho sempre ritenuto che i consorzi di garanzia siano una risorsa e quindi, anche per esperienze precedenti, è venuto più semplice pensare a questa possibilità. Idea assolutamente replicabile anche altrove, con il contributo di partenza fondamentale del Comune. Per le imprese non c’è nessun rischio. E’ un prestito. E se si tratta di un’attività sana prima del Covid avere due anni di cassa senza l’assillo della rata è importante, quando inizierà a pagare il finanziamento dovrebbe aver superato questo momento burrascoso».