Lorenzoni e il foglio A4 delle idee sul Veneto

Il candidato governatore di centrosinistra continua a essere invisibile. L’emergenza coronavirus illumina solo Zaia. Ma anche lui ci mette del suo. Consiglio (non richiesto) per non rendere la sfida una farsa

«Oltre alla prudenza, adesso è il momento delle idee, della passione e del coraggio». Così si esprimeva in uno degli ultimi post sulla sua pagina Facebook il candidato di centrosinistra alla presidenza del Veneto, Arturo Lorenzoni. Passione, il vicesindaco di Padova ne ha sempre dimostrata senz’altro, a volte anche con una certa qual eccessiva sicumera. Coraggio, ne ha fino alla temerarietà, essendosi sobbarcato il gravoso onere di sventolare il vessillo della vincibilissima armada contro il vincitore annunciato, Luca Zaia. Idee, non mancherebbero, sulla carta. Ma hanno un difetto: riflettono l’impostazione mentale e ideologica sua, di cattolico di sinistra, e dell’ambiente che lo supporta, che è la sinistra più o meno radicale. Se poi ci aggiungiamo la debolezza strutturale del Pd in terre egemonizzate dal neo-doroteismo zaiano e ben presidiate dalla Lega-partito, la conclusione è deprimente: la presenza di Lorenzoni e del suo marchio, “Il Veneto che vogliamo”, risulta inavvertita, inconsistente, impercettibile. E ciò al netto dell’emarginazione mediatica a cui la contrapposta sovraesposizione di Zaia costringe tutti gli altri attori sulla scena.

La difettosità è comunicativa, come facevamo notare poco tempo fa, ma discende da cause politiche e culturali. Quando Lorenzoni e i lorenzoniani si abbandonano con lascivia alle frasi fatte, alle parole d’ordine trite, alle buone intenzioni di maniera, non lo fanno perchè non hanno in mente sogni e progetti futuristici di un mondo migliore, dove ad esempio l’auto privata resti in garage il più possibile e il trasporto pubblico si espanda e sfrecci in ogni dove: lo fanno proprio perchè pensano a questo. L’impasse sorge quando dall’iperuranio degli ideali si passa alla realtà concreta del qui e ora. E sotto questo aspetto, a parte le più o meno azzeccate e fisiologiche offensive polemiche all’avversario, di idee forti, precise, semplici, dal grande impatto simbolico e dunque di richiamo popolare, se ne sono registrate finora poche, per non dire nessuna. La sequenza in genere è, o dovrebbe essere, questa: analisi del contesto (storico, sociale, economico, politico) dell’ambito X -> individuazione del problema di cui soffrono i cittadini -> formulazione di una soluzione che tenga conto del breve e del medio-lungo periodo -> traduzione in un messaggio sintetico, comprensibile a tutti e riproducibile in un testo (slogan, claim, lo si chiami come si vuole) che sperabilmente riesca a sfondare la barriera del frastuono informativo, così da arrivare al target: gli elettori selezionati per essere “colpiti”. Il professor Lorenzoni lo saprà: si chiama metodo induttivo, ovvero partire dal dato di realtà per giungere, nel nostro caso, a una opinione argomentata di validità generale.

Ebbene, vuoi per l’eterogeneità della coalizione che lo sostiene (dagli ultramoderati fra i Dem ai centri sociali, le differenze sono più che le somiglianze…), vuoi, chissà, perchè il metodo è forse deduttivo (si deduce la posizione da assumere su quel certo tema da un’idea a monte, a priori), sta di fatto che Lorenzoni resta sul piano delle petizioni di principio e dei sommi auspici, finendo con il rassicurare e compiacere chi già intende votarlo, ma non pare essere efficace presso quei veneti che ancora non lo conoscono e, causa inerzia e martellamento propagandistico, sono indotti a scegliere l’usato strasicuro di Zaia. Insomma, così non solo non strappa un voto dall’altra parte – il che sarebbe difficile già di per sè – ma non sensibilizza neppure i possibili incerti e teoricamente disponibili a valutare le sue proposte.

Ecco, le proposte. Risulteremo antipatici come il proverbiale grillo parlante, ma osiamo dargli un consiglio. Prenda un foglio A4, lo divida a metà, da un lato metta giù 10 questioni che complicano la vita quotidiana dei veneti, dall’altro scriva le sue 10 soluzioni (ma vanno bene anche 5). Astenendosi dai paroloni e dalle promesse-fotocopia di tutti i programmi elettorali (aria pulita, più lavoro, solidarietà, la pace, la giustizia, la fratellanza, il padre il figlio e lo spirito santo), e incidendo nella carne viva della società veneta del 2020. I contenuti, però, li trovino lui e il suo staff (probabilmente da allargare, se finora i risultati sono stati questi). A noi interessa solamente che le elezioni regionali, già private da una normale campagna per infausta necessità da Covid 19, non si riduca a una passerella del governatore uscente più di quanto non sarà in ogni caso. In bocca al lupo.

(ph: imagoeconomica)