Cari no-euro e anti-tedeschi, per fortuna che la Merkel c’è

L’opinione: la cancelliera nel suo ultimo discorso ha parlato da faro per l’Europa. E anche la sentenza della Corte Costituzionale tedesca preoccupa più

Qui da noi, un giorno sì e uno no,  sui media non si fa che ripetere che l’Unione è moribonda e che il progetto Spinelli & co è oramai fallito. Sono qualunquistiche illazioni, scritte o dette scriteriatamente. Credo, non ci sia mai stato un momento della storia europea in cui ci si sia avvicinati a farne un’istituzione veramente comune. Basandomi su quella che Angela Merkel ha detto nel suo ultimo discorso al Bundestag, credo che i passi avanti per un’Europa unita siano precisi ed impegnativi. E’ stata la prima volta, davanti all’istituzione più importante nel suo Paese, che si è percepito un sentimento ecumenico europeo.

E non di forma, ma di sostanza. Nonostante le sue perplessità, la sua totale adesione al Recovery Fund di 1500 miliardi (ma si parla anche di 2000) per la ricostruzione, agganciato al bilancio europeo 2021-2027, è segnale non da poco per una solidarietà che finora latitava. Ora la Commissione elaborerà il tutto che dovrà infine essere sottoposto al voto del Consiglio europeo. Il fatto che la signora Merkel lo abbia definito un intervento giusto e necessario, faciliterà, non poco, tutto l’iter. Se poi una parte di questi fondi sarà attribuita come sussidio o prestito a interessi  molto bassi, si vedrà, ma resta comunque, un gran risultato.

In Italia, la resistenza tedesca sui coronabond aveva indignato molti anche se, dopo la pandemia in corso, la Merkel, in realtà, ha praticamente ceduto su tutto: ha accettato di raddoppiare il bilancio europeo futuro, la cui invariabilità era sempre stata una punto fermo per la Germania; ha dato disponibilità a modificare i trattati europei nei prossimi anni; hadetto sì al Mes senza condizioni nel caso i fondi vengano utilizzati per tutto quanto attiene alla pandemia; ha dato briglie sciolte alla Bce per acquisto di bond anche con rating quasi spazzatura; ha permesso la sospensione  del Patto di stabilità che era sempre stato un tabù intoccabile; infine, ha dato via libera al fondo per la disoccupazione europea (Sure)al quale si era sempre opposta e che dovrebbe finanziare la cassa integrazione e tenere in piedi le imprese in questa fase di poca liquidità.

C’è da meravigliarsi piacevolmente che anche la tanto prestigiosa Corte Costituzionale tedesca abbia impiegato due anni, dopo la decisione della Corte europea, per partorire il suo alle misure prese da Draghi negli anni scorsi, quando era presidente della Bce. Non c’è solo il nostro Paese ad avere tempi lunghi nelle sentenze. Nel merito,  il governatore della Bce, madame Lagarde con altri componenti della Bce si sono meravigliati dell’iniziativa e sembra non abbiano problemi nel respingere al mittente la decisione appellandosi, soprattutto, alla giurisprudenza della Corte europea che prevale su quella di un singolo Paese, come difatti avvenuto.

A voi sembra questa un’Unione agonizzante? Credo si sia trattato di un parto difficile, ma che ora il bimbo sembri crescere bene. Sta ora anche a noi agevolare questa crescita.

(ph: Shutterstock)