Lorenzoni: «Veneti, governare non significa seguire il vento»

Lettera aperta del candidato del centrosinistra alle prossime Regionali: «Zaia vi dice quello che volete sentire. Ieri che il virus non c’è più»

«La strategia del presidente Zaia è sempre più evidente: vi dico, ogni giorno in diretta a reti unificate, quello che volete sentirvi dire. Non quello che è giusto. Non quello che serve ai Veneti, ma quello che lo mette nelle condizioni di essere popolare. Per quello oggi investe tutte le sue energie per chiedere di votare oggi, dopo che per settimane ha detto che per lui non cambiava niente. Perché domani i nodi verranno al pettine e la benzina della Ferrari, che è molto costosa, potrebbe scarseggiare».

Così Arturo Lorenzoni, il candidato del centrosinistra alle (imminenti?) elezioni Regionali, in una lettera aperta ai veneti. «È grave la frattura con la comunità scientifica – prosegue, riferendosi alle affermazioni sul virus di ieri, sabato – Non è grave per Zaia, ma per ciascuno di noi che rischiamo di andare allo sbaraglio perché all’ora di pranzo il presidente ci ha detto quello che volevamo sentirci dire: il virus non esiste più, possiamo fare quello che ci pare e quando c’è stato era frutto di un complotto internazionale» e ricorda i cambi di rotta del governatore, a seconda dell’umore della piazza, nell’opinione del vicesindaco di Padova.

E si passa ai numeri: «12 e rotti milioni di euro: questa la cifra stanziata da Zaia; nulla a confronto delle centinaia di milioni stanziati dalle altre regioni. Invece di mettere soldi alimenta tensioni e paure lanciando l’allarme per i ristoranti che dovranno distanziare i tavoli».

«Il mondo scientifico, medico, lo stesso professor Crisanti, i veri protagonisti del brillante “caso veneto”, glielo stanno dicendo. Ma lui niente. La rottura è insanabile: propaganda contro realtà. Sta a ciascuno di noi rompere la bolla di questo grande inganno nel quale anche la scienza, quando venne considerata, è stata usata solo per fare propaganda. Come oggi vengono utilizzate le categorie economiche produttive – conclude Lorenzoni – Più che una Ferrari sembra uno schiaccia sassi che passa sopra qualsiasi cosa soltanto per il proprio tornaconto. Sopra tutti i veneti usati come pedine di una personale campagna elettorale permanente che guarda molto più al vero obiettivo romano che al benessere della nostra regione».

(Ph Imagoeconomica)