Giordani, non fare il timido: “giordanizza” Padova

Il sindaco di centrosinistra tiene le distanze dal suo vice, candidato contro Zaia. Ma nell’amministrazione della città non sembra approffittare dello spazio politico lasciato libero

Qualcosa sta cambiando nelle relazioni tra Sergio Giordani ed Arturo Lorenzoni, fra il sindaco di Padova e il suo vice. In questi tre anni di amministrazione, i due sono riusciti a tenere in equilibrio una maggioranza composta da due anime, dove Coalizione Civica, la sinistra 2.0 che fa riferimento a Lorenzoni, ha un peso specifico molto importante, con due assessori e cinque consiglieri. Molte sono state le incomprensioni ma tutto sommato, grazie al paziente lavoro di tessitura del sindaco (e soprattutto, del suo portavoce Massimo Bettin) si è sempre raggiunta una sintesi, tanto che si può dire che finora la giunta di centrosinistra padovana è stata un “Giordanzoni”.

La candidatura a governatore della Regione di Lorenzoni ha però cambiato gli assetti. E cambieranno ancora di più se le elezioni regionali, anzichè a settembre come vorrebbe Salvini, si terranno a luglio come vorrebbe Zaia, assicurando a quest’ultimo un trionfo bulgaro. Sarà come sarà, fatto sta che ultimamente si è notato un Giordani molto sintonico con il presidente leghista del Veneto. Direte: normale galateo istituzionale fra il sindaco di un capoluogo e il capo dell’ente sovraordinato. Però, però. Gli ostentati attestati di fiducia sulla condotta dell’emergenza sanitaria, il gomito a gomito con sorridini e battutine nel giorno della firma per l’accordo di programma sul nuovo ospedale patavino e perfino il post su come indossare correttamente la mascherina (cosa che Zaia praticamente fa e dice tutti i giorni al tradizione punto stampa di Marghera), potrebbero costituire i famosi tre indizi che fanno una prova.

Sarà anche per cortesia obbligata, ma probabilmente c’è anche l’idea di smarcarsi dal Lorenzoni avversario perdente di Zaia. Far trasparire un appoggio anche solo in filigrana sarebbe molto pericoloso e fornirebbe un argomento facile facile all’opposizione cittadina. Fin qui, tutto nell’ordine del prevedibile. Quel che è meno prevedibile e logico è che Giordani e la parte moderata della sua maggioranza non colgano l’opportunità di dare un’impronta più giordaniana all’operato di giunta, approfittando legittimamente dello spazio occupabile. Fino a oggi i padovani non non l’hanno percepita molto, e per varie ragioni: il movimentismo di Coalizione Civica (fra l’altro andando sui giornali spesso e volentieri per divisioni interne), l’evanescenza della componente del Pd che dovrebbe dettare l’agenda e invece non lo fa, il ruolo preponderante, benchè sottotraccia, del sindaco-ombra Bettin, in eterno conflitto con se stesso e le varie correnti. A due anni dalla fine della consiliatura, l’occasione di abbandonare almeno in parte il manuale Cencelli cadrebbe propizia, magari nominando come sostituto del vicesindaco una personalità forte che si è particolarmente distinta. Così da presentarsi alle comunali del 2022, sempre che Giordani si ricandidi, con le carte in regola per dire che l’amministrazione Giordani è stata esclusivamente Giordani, e non Giordanzoni.

(ph: Facebook Sergio Giordani)